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Antonella Spotti

Da giovane lavoravo in ospedale e non riuscivo a dare un senso all’infinita sofferenza fisica ed emotiva che vedevo ogni giorno attorno a me, nelle persone malate e nei loro familiari, ma soprattutto nei bambini, per i quali era più difficile da comprendere e accettare.
Mi facevo continuamente domande sul senso della vita e della morte, sul dolore e sulla vecchiaia. Le risposte consuete non mi bastavano: la religione mi suggeriva una fede, mentre il senso comune la rassegnazione e l’adattamento, che tuttavia non riuscivo proprio a farmi andar bene. Fu quasi per caso che incontrai lo yoga, le arti marziali e la meditazione.
Non avevo letto quasi nulla sull'argomento e non avevo alcuna idea in merito. Iniziai a sentir parlare di concetti e possibilità collegate all'essere umano e alla vita tutta e un mondo nuovo si spalancò davanti a me. Avevo diciotto anni e rimasi affascinata da quel mondo, che mi coinvolse fisicamente, emotivamente e mentalmente.
In quegli anni era molto frequente che chi iniziasse un percorso di ricerca avesse l’opportunità di sperimentare varie discipline contemporaneamente: mi dedicai così alla pratica delle asana, all’apprendimento di tecniche delle arti marziali e allo studio dell'immobilità nella meditazione.
Mi impegnai per anni: tutta la mia vita fu inondata da principi e concetti di cui non avevo mai sentito parlare. Scoprii che esistevano le risposte alle mie domande e che, nella storia dell’umanità, da millenni venivano tramandate conoscenze e impartiti insegnamenti a chi seriamente era disposto a cercare. Iniziai quindi a mettermi in cammino per quelle vie che conducevano non solo a comprendere il senso dell’esistenza ma, soprattutto, a realizzarlo. Incontrai così colui che in seguito avrei chiamato "il mio Maestro": egli mi insegnò come estendere ciò che sperimentavo nella pratica  di queste discipline alla vita di tutti i giorni, come renderle strumenti per vivere ogni aspetto della quotidianità in modo pieno e consapevole. Verificai così che, nello stesso modo in cui ero vigile e concentrata in una tecnica di yoga o di arti marziali potevo esserlo sul lavoro, con gli amici, ovunque e facendo qualsiasi cosa. La pratica contemporanea dello Yoga e dell'Arte Marziale ebbe un'azione sinergica e potente.
Cambiarono la mia postura, l'armonia dei gesti, la velocità e la reattività; imparai a gestire il mio emotivo, le mie paure e insicurezze; appresi a ordinare la mia mente e mi fu chiaro ciò che viene definito "consapevolezza" e "avere un centro stabile". Ci vollero parecchi anni, non tanto per trovare le risposte che cercavo, bensì per renderle pienamente “mie”. Poiché, un conto è comprendere con la mente, in modo logico e razionale, e un altro realizzare con il cuore, accettare e fare “proprio”. Oggi sono certa che la Ricerca del Sè è un viaggio e che il viaggio è già la meta.




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