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PROMETEO BLOG - La giusta tensione e lo yoga - di Giuseppe Merlicco

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Pubblicato da in Yoga ·
Tags: yogaosservazione


Se paragoniamo il corpo umano ad uno strumento musicale vediamo che il nostro corpo è lo strumento più sofisticato che esista in natura, anzi, più che uno strumento esso rappresenta una intera orchestra. Una orchestra che in un processo costante in divenire suona le più disparate sinfonie (armoniche o disarmoniche) in risposta agli stimoli dell’ambiente naturale e sociale, e ad automatismi acquisiti sin dall’infanzia.
Il nostro corpo, o quella che chiamiamo personalità - capacità motoria, emozionale, mentale, istintiva e sessuale – forma una unità organica che chiamiamo “io”. Questa unità organica ad ogni istante vive migliaia di processi chimici e migliaia di sensazioni, sensazioni che generano emozioni, pensieri e risposte nervose e muscolari.
Emozioni, pensieri e movimenti (o contrazioni) neuromuscolari sono un tutt’uno: non c’è emozione che non generi una risposta a livello di pensiero, cellulare, di sistema nervoso e muscolare.
Per capire cos’è una tensione cronica (e porvi rimedio risolvendola) è importante comprendere come siamo fatti e del perché della preziosa utilità dello yoga per risolvere alla radice le nostre vecchie tensioni e disarmonie.
Il nostro sistema nervoso e muscolare si è formato in modo differente da quello degli animali. Studi scientifici hanno dimostrato che il cucciolo di qualsiasi specie animale nasce con i collegamenti tra cervello, sistema nervoso e muscolare già formati. Un puledro, ad esempio, appena nato si porta subito in piedi, ed è capace di trovare da solo il modo di attaccarsi al seno della madre.
Un cucciolo di donna, invece, alla nascita non ha né la capacità di muoversi autonomamente né di attaccarsi spontaneamente al seno della madre: il neonato dovrà essere “educato a fare”, altrimenti non avrà alcuna possibilità di sopravvivenza.
Alla nascita la nostra struttura nervosa e motoria è sprovvista degli adeguati collegamenti col cervello, anzi, è quasi inesistente. I collegamenti neuronali tra cervello e sistema neuromuscolare si formeranno gradualmente, attimo dopo attimo, esperienza dopo esperienza, imput dopo imput, parola dopo parola, formando degli schemi nervosi e muscolari che diventeranno, ripetizione dopo ripetizione, dei veri e propri schemi comportamentali e linguistici. E qui possiamo individuare come mai è possibile portarsi dietro sin dai primissimi anni di vita delle tensioni croniche.
I muscoli, come abbiamo visto, sono strettamente collegati alle emozioni e a tutte le altre funzioni della personalità.
Così, se nei primissimi anni di vita abbiamo ricevuto degli stimoli contrastanti (come quando ci dicevano di fare qualcosa mentre loro non lo facevano), o siamo stati inibiti nelle nostre azioni dalla mamma, dal papà e da chi ci educava o interagiva con noi, e se la cosa è stata ripetuta e ripetuta, questi stimoli emotivi possono aver formato in noi dei modelli comportamentali contrastanti, conflittuali, oppure ossessivi e compulsivi.
In ogni caso avremo alcuni muscoli che possono aver perso la loro tonicità o, al contrario, altri che non rispondono come dovrebbero, perché poco usati. Da qui le tante problematiche fisiche e le posture scorrette cronicizzate.
Ciò che è importante capire a questo punto è la forte diminuzione di sensibilità emotiva in noi stessi quando una parte del corpo è troppo tesa o troppo flaccida. Nel primo caso la sensibilità non ha modo di funzionare correttamente perché gli stimoli neuro-sensoriali trovano difficoltà a propagarsi: è come se incontrassero un muro; nell’altro caso è come se cadessero nel vuoto.
Un gruppo muscolare cronicamente contratto genera tensioni superflue, inappropriate o contrastati, che causano un eccessivo dispendio energetico o, al contrario, un blocco del flusso bioenergetico che trasmette alla coscienza di sé la sgradevole sensazione di impotenza e di chiusura al mondo. Da qui l’importanza del rilassamento.
Per rilassarsi - sapendo “cosa rilassare” - occorre rieducarsi all’ascolto di se stessi. La diretta conoscenza di se stessi diventa allora indispensabile per vivere una vita più libera, fluida, sana e armoniosa. Ma per farlo occorre “imparare ad imparare”.
Senz’altro vi sono diverse discipline utili a questo fine - come nel mondo delle arti marziali o della psicoterapia - ma la particolarità dello yoga e che grazie alla immobilità un asana ci porta a mantenere fissa l’attenzione alle parti del corpo coinvolte in quella specifica postura. Nell’immobilità possiamo “sentire” quali muscoli sono tesi in modo inappropriato, cronico, e grazie anche all’ausilio del respiro si impara pian piano a sciogliere le tensioni superflue.
Lo yoga è un processo (come tutto del resto nella vita), un processo armonico ben pensato e strutturato che ci conduce pian piano a scorgere i nostri schemi comportamentali e motori cronicizzati che generano tensioni e conflitti interni. e ci offre allo stesso tempo la rara possibilità di riequilibrare la nostra personalità per “meglio suonare la nostra musica”.
Un detto che viene attribuito a Buddha Sakyamuni dice: “Una corda troppo tesa si può spezzare, mentre una corda troppo sciolta non dà nessun suono”.
Imparare l’Arte di vivere la giusta tensione nei differenti contesti in cui ci troviamo a vivere è non solo affascinate ed eccitante, ma anche indispensabile per meglio esprimere noi stessi, e lo yoga ci può offrire il giusto training per sviluppare questa potenzialità propria ad ognuno di noi.

Di Giuseppe Merlicco - Insegnante Yoga e Meditazione - Torino



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