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PROMETEO BLOG - Lo spirito del ricercatore - di Giuseppe Merlicco

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Pubblicato da in Ricerca ·
Tags: ricercaconsapevolezza



Da tempo immemorabile, da quando l’uomo ha ricevuto il dono di usare la facoltà intellettiva discriminante per indagare la realtà - e quindi per comprendere se stesso e il mondo circostante - vi sono stati uomini e donne che hanno sviluppato in se stessi la passione per la Ricerca della Verità.

Al fine della Ricerca della Verità essi hanno ben presto compreso che la mente, l’emotivo, il corpo ed i sensi, quando sottomessi all’intelligenza, sono preziosi strumenti per muoversi ed indagare il mondo in cui vivono.

I “ricercatori” sono sempre stati pochi; la maggioranza delle persone, oggi come allora, si accontentano di sopravvivere, facendo del loro meglio, si accontentano di risposte pre-confezionate, seguendo passivamente le usanze e i costumi del tempo, anche quando questi sono in evidente contrasto con l’armonia universale, il rispetto umano o il semplice buon senso.

Pochi osano alzare la testa verso il cielo e porsi le domande che veramente contano. Quei pochi, librandosi come aquile verso l’alto, sono i soli che passano da una condizione “orizzontale” passiva a uno “spirito” attivo, dinamico e coraggioso.

Ecco! Soprattutto il Ricercatore è dinamico e coraggioso. Egli è coraggioso, attivo, umile, curioso e onesto con se stesso.

Il Ricercatore guarda tutto ciò che gli si presenta con spirito indagatore, perché sa di non sapere. E sperimenta tutto con occhio vigile e orecchio attento perché, forse anche solo per un istante nella sua vita, ha percepito che l’esistenza è come l’acqua di un fiume. Acqua che scorre, sempre nuova e fresca, e non può essere etichettata, catalogata e imbottigliata.

Per lui la vita è un mistero meraviglioso e affascinante tutta ancora da scoprire.

Ed è proprio con questo spirito umile, curioso e rispettoso che il Ricercatore si avvicina alla Meditazione, avventurandosi verso l’ignoto con l’atteggiamento di un bambino che vuole vedere, assaporare, toccare e vivere ciò che incessantemente fluisce, coinvolgendosi in prima persona.

Per entrare in Meditazione, ben presto, il Ricercatore scopre che occorre liberarsi dall’inutile (se non dannosa) zavorra  delle abitudini meccaniche e delle certezze della mente che, muovendosi incessantemente col suo chiacchiericcio, crea identificazioni e intorpidisce le acque della “chiara visione”.

Continuando a navigare sul mare della ricerca, lo scoglio tremendo sul quale si è infranta la ricerca di molti uomini è quello dell’Ego.

Vero e proprio spartiacque tra il reale e l’illusorio, illusorio esso stesso, l’Ego si erge come il centro dell’universo, come se tutto fosse fatto per il proprio tornaconto e la propria soddisfazione.

Unico aiuto per comprendere l’illusorietà dell’Ego è l’intelligenza. L’intelligenza è la sola a riconoscere l’illusorietà dell’Ego, la sua inconsistenza, perché attraverso la visione discriminante di ciò che si sperimenta si arriva a comprendere che un vero e proprio “io”, in noi, non esiste. Di conseguenza si arriva a riconoscere che la propria posizione “fisica” è precaria e marginale, e questo genera umiltà.

Allora, umilmente, con tenacia e perseveranza, il Ricercatore a rischio di naufragio contro lo scoglio dell’ego si dedica a quella Autodisciplina che sola, grazie a procedimenti antichi e potenti, gli permetterà in certi momenti di dominare i movimenti meccanici della sua natura “inferiore”, centrata sul senso dell’Ego e  sempre pronta a farsi trascinare nel vortice degli eventi e delle passioni.

Ma la ricerca non è fatta solo di autodisciplina, l’autodisciplina, da sola, produrrebbe castrazione e chiusura, e chi si chiude non cerca più nulla, pensando di aver già trovato. Ecco, allora, che la ricerca è anche vivere a piene mani, ma con gli occhi ben aperti, con innocenza, circospezione e lealtà.

“Ricerca” non è chiusura alla vita, ma un canto alla vita.

Una volta piantato il seme della ricerca in una simile matura interiorità ogni situazione, sensazione ed emozione si rivela utile per meglio conoscersi e meglio conoscere il mondo che ci circonda, perché la conoscenza è superiore a qualsiasi disciplina coercitiva.

Libero da paure, dubbi, fissazioni e preconcetti il ricercatore non è mai sazio di conoscere, di vivere, di indagare, di cercare una verità sempre più profonda ed elevata, e una unità con la totalità dell’esistenza, sia essa materiale o spirituale.

Per questo la Ricerca è per spiriti avventurosi, coraggiosi e intelligenti, per uomini e donne maturi, per conquistatori che strada facendo imparano a conoscere e dominare  la propria natura inferiore, come si doma un cavallo selvaggio, al fine di continuare il loro viaggio verso una sempre maggiore  libertà, conoscenza e amore.

Di Giuseppe Merlicco – Insegnante Yoga e Meditazione  Prometeo - Torino

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