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Pubblicato da in Yoga ·
Tags: yogaosservazione



Lo studio della consapevolezza attraverso la pratica dello yoga ci insegna a perdere.
Tutta la vita passata a controllare, proteggersi, darsi un contegno, non perdere “la faccia”.
Bene nella pratica perdiamo tutto. Partiamo da zero. Una sorta di rinascita.
Facciamo tabula rasa delle nostre identificazioni e dei nostri ruoli.
Restiamo a tu per tu con noi stessi.
Restiamo a tu per tu con il nostro corpo.
E’ il primo ad essere esplorato. E il nostro corpo è “nudo”, cioè rivela inesorabilmente il nostro stato psicofisico in quell’istante della nostra vita. Tutte le tensioni e i mal funzionamenti balzeranno in evidenza. Non potremo ignorare quello che sentiamo, i segnali che arrivano alla nostra attenzione.
La pratica diventa semplice esperienza, senza orpelli, senza illusioni. Meravigliosa perdita di convinzioni e false certezze. In ogni asana è come se il corpo ci parlasse. Tutta la nostra vita è incisa nel nostro corpo. E più anni abbiamo vissuto, più la mappa è complessa. La vita lentamente ha segnato alcune parti piuttosto di altre. Alcuni hanno problemi alle ginocchia, altri alla schiena, altri al collo, altri allo stomaco, altri ..altrove, ognuno, nessuno escluso porta incisi i passaggi importanti della vita, quelli più faticosi e difficili. Lo yoga ci insegna ad osservarli, accettandoli e insieme prendendone le distanze, attraverso l’acquisizione della consapevolezza che sono solo tratteggi di esperienze.
Sono effetti, come se fossero tatuaggi sulla nostra pelle, invece sono segni più profondi e talvolta pericolosi per la nostra salute.
Durante la pratica si conquista un punto centrale da cui osservare. In quel punto perdiamo la condizione ordinaria, cessa la meccanicità, cessa la solita percezione di noi stessi. Ci sentiamo qualcun altro, qualcosa con cui dobbiamo familiarizzare, perché non ci riconosciamo.
Nel punto centrale siamo in una condizione di assoluto vantaggio. Stiamo vivendo davvero, siamo alla guida della nostra macchina e la dirigiamo. Dove? Verso un ulteriore stadio di consapevolezza.
All’inizio siamo consapevoli soprattutto delle parti del corpo che ci mandano segnali di dolenzia, ma poi impariamo ad espandere la consapevolezza a tutto il corpo, e al respiro e ad altro.
All’inizio del percorso yogico ci proteggeremo dal dolore, avremo paura di sentir male in alcune posizioni, saremo insicuri, ma poi diventeremo consapevoli del corpo, e lo muoveremo con attenzione e con rispetto. Il corpo è la parte di noi più visibile e governabile, rispetto alla nostra parte emotiva e mentale. Per questo è così importante partire dal corpo e praticare ogni giorno, con pazienza e perseveranza.
E prima o poi accadrà qualcosa di inaspettato: arriveremo ad un punto in cui potremo assumere un asana e sperimentare uno stato di profondo benessere e da lì uno stato meditativo in cui permarremo senza sforzo.
Un istante perfetto, un istante senza tempo.
In quel momento comprenderemo che tutti i nostri sforzi ci hanno portato ben oltre le nostre aspettative.
Perché ciò che state leggendo passa attraverso le parole e l’utilizzo del cervello, questo crea l’idea di una possibile esperienza, ma quello che sperimenterete passerà attraverso il “sentire” e può solo essere realizzato.

Di Antonella Spotti - Esperta nell'Arte della Consapevolezza


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