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PROMETEO BLOG - Yoga e consapevolezza - di Giuseppe Merlicco

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Pubblicato da in Yoga ·
Tags: yoga.consapevolezza



Esiste uno stretto rapporto tra yoga e consapevolezza!
Quando sono partito per la mia “ricerca”, alla scoperta dei tesori nascosti nelle conoscenze yogiche, non avevo la più pallida idea delle meraviglie che avrei trovato. Anzi, avevo molti preconcetti e distorsioni concettuali.
So solo che mi pesava la condizione di ignoranza e confusione in cui mi trovavo e, avendo intuito che lo yoga era la giusta risposta, mi ci sono appassionato.
Non è stato facile. E soprattutto i primi anni sono stati veramente duri da affrontare: cercavo disperatamente la pace, il piacere e la “chiarezza” invece, spesso, mi ritrovavo faccia a faccia col dolore che “affiorava” dalla mia interiorità, dolore causato dalle caratteristiche caratteriali disarmoniche che si erano strutturate in me, negli anni, nella mia più totale inconsapevolezza.
Come conseguenza dell’inconsapevolezza e di un carattere vivace, impaziente e impulsivo, mi ritrovavo pieno di ferite e traumi fisici, emotivi e psicologici che il lavoro con le asana, il pranayama e le tecniche meditative a volte sembravano attenuare, mentre altre volte, invece, dolorosamente li accentuavano ancor di più.
E la tentazione di buttare la spugna era a volte fortissima.
In quei momenti facevo appello a tutte le mie risorse di coraggio e desiderio di felicità (o al terrore di tornare nella confusione mentale) per raggiungere quella conoscenza e padronanza che mi avrebbero permesso di accedere all’essenza di me stesso, essenza che - lo avevo sperimentato in brevi spazi nei quali avevo imbroccato il modo giusto di praticare - era auto luminosa, piena di volontà, saggia e pacificata.
Tutto questo, naturalmente, tra continui alti e bassi.
E poi c’era il sempre difficile rapporto col mondo esterno, con gli altri…forse lo scoglio più duro, per me.
Come rapportarmi agli altri?
La crescente sensibilità interiore e una consapevolezza più stabile e duratura mi facevano notare quanto facilmente paura del giudizio, sospetto, timidezza, orgoglio, altezzosità, arroganza…si intromettessero nell’interazione anche con le persone più care, facendomi chiudere.
Però notavo anche che queste “interferenze” diventavano sempre più rare, lasciando spazio a rapporti senza “sovrastrutture”, rapporti più liberi, semplici e armoniosi, senza tante pretese. Una sensazione bellissima, difficile da descrivere, ma che può essere paragonata al modo di fare semplice, innocente e diretto dei bambini.
Allora, ricapitolando e analizzando, riconoscevo che quei piccoli successi erano dovuti alla pratica e allo studio; pratica e studio mi rendevano sempre più consapevole e libero di agire e di esprimermi.
E questo mi incoraggiava ancor più a proseguire.
Così, negli anni, ho visto crescere sempre più la mia capacità di “essere attento”, presente…
Non importa quanta strada mi resta ancora da fare, anzi, ormai non misuro più in termini di tempo e di strada da fare: lo yoga e la meditazione - grazie alla guida delle persone a cui mi sono affidato - mi hanno fatto accedere a una “spazialità” tale dove quasi sempre (lo ammetto, non sempre) tutto è leggero, luminoso e senza confini.
E la meta tanto agognata, cioè l’abolizione di tutte le illusorie barriere di io e gli altri, dentro e fuori…è sempre più sovente raggiunta durante la giornata. Resta solo da stabilizzarla in una coscienza senza confini, che non si fa più “oscurare” dalle macchie dell’ignoranza.
E pensare che tutto questo è iniziato rimanendo pochi minuti in una posizione yoga, poi in un’altra, poi respirando per qualche minuto in un certo modo…e poi continuando a essere attento (quando me ne ricordavo) in tutti i frangenti della vita.
Così facendo ho allenato - e ancora alleno - la capacità di essere attento, concentrato, presente, perché credo che crescendo in consapevolezza potrò arrivare a qualunque meta io desideri, compresa la fusione delle “apparenti” dicotomie di soggetto-oggetto, maschio-femmina, coscienza-stimoli sensoriali...
Quanto è importante l’attenzione!
Come dice Gheshe Ciapu in ‘Il folle divino’ (edito dall’Adea Edizioni), facendo riferimento a Drugpa Kunlé (grande yogi tibetano del XVI secolo): “…Sintetizzando il senso di tutte le prescrizioni orali che aveva ricevuto (egli, Drugpa Kunlé) scoprì la chiave di tutta la presa di coscienza: essere attento! Proteggere lo spirito…”.

Di Giuseppe Merlicco - Insegnante Yoga e Meditazione Prometeo- Torino



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