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PROMETEO BLOG - Krishnamurti e la rigenerazione umana - di Giuseppe Merlicco

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Pubblicato da in Consapevolezza ·
Tags: consapevolezzaosservazione

Krishnamurti è un uomo che per circa sessant’anni ha tenuto conferenze per il mondo stimolando chi lo incontrava a dubitare dei propri vecchi schemi ideologici e comportamentali, e invitava sempre a indagare in prima persona. Comprendere in prima persona. Non accettare ciecamente, ma comprendere.
Egli non voleva essere definito guru, ne in nessun altro modo. Non amava le etichette politiche, religiose e ideologiche. Non faceva propaganda ideologica o religiosa anzi, era l’anti ideologia personificata.
Non voleva convincere nessuno, semplicemente mostrava il volto oggettivo delle cose, la “visione del reale, di ciò che è”, cercando di ragionare assieme ai suoi ascoltatori sui reali problemi della vita: sul perché della sofferenza, della paura, delle guerre, delle divisioni, del caos….
Nell’essere umano, così come è stato educato, c’è qualcosa che non va.
Col solito garbo che lo contraddistingueva egli invitava gli uomini e le donne a divenire responsabili di se stessi, a non demandare la responsabilità della propria vita agli altri, a lui, ai preti, ai politici, agli insegnanti, ai capi…ai guru: “L’essere umano deve trasformarsi radicalmente e rigenerarsi in modo fondamentale - diceva – e questa trasformazione dipende dal singolo individuo, non dai preti, dalla chiesa o dal tempio”.
Non dobbiamo aspettare che sia la società a farci cambiare, il cambiamento deve iniziare sin da subito in noi stessi, autonomamente. Sin da subito, perché il pianeta è in fiamme, “la casa è in fiamme”.
Egli ci faceva notare che un grosso ostacolo al cambiamento individuale risiede nel fatto che abbiamo vissuto tutta la vita da “dipendenti”: dipendenti dalla mamma, dal papà, dagli insegnanti, dai politici, dalle autorità…dalle ideologie, dai credi religiosi e da dio (o dall’idea che ce ne hanno tramandato).
Eppure l’uomo è nato per essere libero, ma “libertà” è un concetto che va capito profondamente. La libertà non può venire dall’esterno, ma deve essere guadagnata coi propri sforzi individuali. Innanzitutto, per diventare liberi, occorre capire che al momento attuale non lo siamo. Così come siamo non abbiamo speranza. Così come siamo resteremo degli automi che continuano ad esser divisi in se stessi e sempre in lotta gli uni contro gli altri: marito contro moglie, vicino contro vicino, uomo contro uomo, nazione contro nazione, religione contro religione.
Non siamo liberi – e in pace – perché siamo divisi in noi stessi e siamo pieni di conflitti interiori.
Non siamo liberi perché la mente di ogni essere umano - nato in una specifica famiglia, paese, regione, nazione e continente - ha assorbito sin da subito la mentalità del luogo e del tempo, ed è stata condizionata a guardare alla vita da una certa prospettiva, ad averne un’idea parziale, quindi limitata.
In più, le esperienze personali e i tipi di influenze e condizionamenti che abbiamo avuto sono tali e tanti da essere spesso in antitesi tra loro, generando conflitti interiori e confusione nel nostro pensiero.
Di conseguenza il nostro pensiero non è lucido, libero: ogni azione che faremo e ogni pensiero che avremo non saranno azioni e pensiero lucidi e liberi, oggettivi, ma colorati e condizionati dalla specifica mentalità della regione del mondo in cui siamo nati e cresciuti, e dalle esperienze che abbiamo fatto. Con una simile mente, non entreremo mai in contatto con la realtà.
Perciò è nella mente di superficie, nel pensiero, che risiede l’ostacolo maggiore. Perché il pensiero è il vecchio, il vecchio che si perpetua, continuamente. Pensiero, memoria e conoscenza rappresentano il vecchio modo di fare, la tradizione. Tradizione, ci fa notare Krishnamurti, etimologicamente significa non solo qualcosa che si tramanda, ma anche “tradimento del presente”.
La struttura del vecchio modo di fare, la tradizione, non essendo mai adatta alle reali necessità umane uccide il presente, ed è alla base di tutta la sofferenza individuale e collettiva. Sul nostro pianeta esistono infinite tradizioni, spesso l’una in conflitto con l’altra. “La religione si basa sulla tradizione – dice Krishnamurti – se un uomo vuole scoprire cos’è la verità deve negare tutta la struttura della religione: idolatria, propaganda, paura, divisione, ed essere luce a se stesso”.
Il pensiero è divisione, perciò: “occorre recidere alla radice la divisione”.
Non è la facoltà di pensare ad essere incriminata - facoltà meravigliosa quando è illuminata, libera da credi e ideologie -, ma è la “vecchia struttura di un pensiero limitato” che deve essere rivista, smontata pezzo per pezzo e riformata a partire da una consapevolezza più profonda.
E non si tratta nemmeno di cambiare credo politico, ideologico o religioso, quanto capire che ogni ideologia, ogni tradizione porta con sé divisione e conflitto.
Occorre scendere più in profondità in noi stessi, oltre le strutture verbali del pensiero. Situarsi coscienzialmente nel pensiero lucido, che è un pensiero senza pensiero.
Da qui l’importanza di applicarsi nel dedicare ampio spazio al silenzio interiore, all’immersione in regioni più profonde dell’essere, regioni più limpide, sotto la mente di superficie, oltre il pensiero inquinato, oltre la cultura e le ideologie: “La cultura non ha reso l’uomo più buono, migliore, non ha generato una trasformazione nel bene, perché le definizioni non sono la realtà, la parola non è la cosa. La trasformazione non dipende dalla conoscenza”.
In migliaia di anni l’uomo è cambiato solo in superficie, ha cambiato solo di abito ma non è cambiato nella sostanza. E i problemi dell’uomo sono sempre gli stessi: divisione, egoismo, meschini interessi personali, paura, violenza, sospetto, sopraffazione, dolore, incomprensione…solitudine.
Krishnamuti ci fa notare con fermezza che occorre una rigenerazione profonda, una rivoluzione profonda che non sia stimolata dall’esterno, da rivoluzioni politiche, ideologiche, sociali e religiose, ma che nasca e si svolga nella consapevolezza e nell’azione di ogni singolo individuo.
Ognuno di noi per cambiare, per rigenerarsi profondamente, deve liberarsi dal conosciuto, perché “la mente umana è costruita sulla conoscenza…tutte le nostre azioni si basano sulla conoscenza acquisita”.
Questo è un dato di fatto che va capito a fondo: la conoscenza non è la realtà! La parola profumo non ci farà sentire il profumo di un fiore. La parola amore non ci farà sentire amore.
L’uomo deve perciò apprendere l’arte di vivere nel presente, nella vita reale, libero dagli schemi mentali che colorano la sua visione e gli impediscono di vedere la vita senza filtri: “L’uomo, per rigenerarsi, deve comprendere quello che la sua mente ha creato…osservare se stesso” dice Krishnamurti.
La mente ha anche creato l’idea dell’io. L’io è solo un’idea, un pensiero. E’ su questa falsa base che sono fiorite tutte le civiltà e tutte le tradizioni, civiltà e tradizioni che non hanno mai conosciuto una pace duratura perché fondate sull’io: l’io, l’individualità, è divisione e la divisione genera necessariamente antagonismo, conflitto, guerra…orrore: “L’idea dell’io è la radice di tutta quanta la paura”.
Per liberarsi dall’idea dell’io, dal conosciuto e dalla paura, occorre imparare a pensare con chiarezza e indagare a fondo le cause delle nostre sofferenze, individuali e collettive, perché “il mondo siamo noi”.
Secondo Krishnamurti “Non si può pensare con chiarezza se si è radicati nel passato”. E spiega come gli esseri umani non entrino mai veramente in relazione tra di loro (anche marito e moglie), perché vivendo sempre nel pensiero, quindi nel passato, incontrano solo l’immagine, l’idea che hanno uno dell’altro – l’ombra delle idee, direbbe Giordano Bruno -: “La mia responsabilità - dice Krishnamurti - è di non avere immagini”.
Noi immaginiamo continuamente: Come sarà il domani? Che accadrà se perdo il posto di lavoro? Che accadrà se mio marito mi lascia? Se ci osserviamo a fondo vedremo quante volte ci capita di cadere vittima dell’immaginazione, che è la perpetuazione “ad infinitum” delle immagini impresse nella mente.
Occorre liberarsi dalle immagini, ripulire la mente dai pensieri, questa è libertà. Ma “La libertà implica responsabilità. - avverte Krishnamurti - Responsabilità significa cura, diligenza…non è fare quello che si vuole. Bisogna diventare incredibilmente attenti a quello che si fa”.
Krishnamurti ci ha esortati a comprendere con tutto il nostro essere, con tutto il cuore, che la rigenerazione è un affare molto serio che può cambiare in bene la nostra vita e il volto della società, ma è un “affare” esclusivamente individuale, una responsabilità individuale.
Occorre una trasformazione profonda che conduca realmente oltre i limiti delle esperienze vissute, della memoria, del pensiero, dell’ego...della paura, facendo nascere un Uomo Nuovo Libero che sia capace di aprire realmente una strada lastricata di luce, bontà e bellezza.
Ma occorre sconfiggere anche l’idea della paura, perché anche la paura è solo un’idea.
Solo allora “Quando non c’è paura - dice Krishnamurti - solo allora siete liberi”.

Di Giuseppe Merlicco - Insegnante Yoga e Meditazione Prometeo - Torino

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