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PROMETEO BLOG - Una sola famiglia - di Andrea Di Terlizzi

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Pubblicato da in Consapevolezza ·
Tags: consapevolezzaosservazione



Tra tutte le feste il periodo natalizio è quasi sicuramente il più strano e contraddittorio. Un tempo, almeno fra le famiglie più fortunate e per i più fortunati bambini, rappresentava un momento di grande calore e riunione. Oggi è difficile definirlo. In parte si è trasformato in un momento di stress consumistico, pieno di obblighi e incontri fatti più per dovere che per piacere. Ancora però, è rimasta una certa aura di gioioso calore, quantomeno per alcune persone.
Il Natale rappresenta anche un momento molto triste per tanta gente che si sente sola, o effettivamente è sola, È difficile anche per quelle famiglie che per reali difficoltà economiche faticano a stare al passo con gli obblighi consumistici di questo periodo.
Per chi ha vissuto e vive le feste natalizie come un momento di calore e di gioia, è tutto diverso, soprattutto per i bambini.

In questi momenti, guardandomi attorno, penso spesso al concetto di famiglia come a qualcosa di più allargato del più piccolo nucleo a cui ci riferiamo di solito con questo termine. Penso alla famiglia umana. Fa impressione camminare nelle strade della città osservando persone che escono dai negozi piene di pacchi e altre che a distanza di pochi metri camminano con la testa bassa il volto triste.
È impressionante anche immaginare ciò che può passare nella mente di quegli sfortunati che seduti al freddo con le spalle al muro attendono qualche spicciolo in un piattino appoggiato al suolo davanti a loro, mentre osservano le tante persone che gli passano davanti come se abitassero su un altro pianeta.

Parlare di famiglia umana è sicuramente un’utopìa. Spesso, quello che evoca la parola “famiglia”, non esiste nemmeno nelle famiglie composte da tre o quattro persone, figuriamoci in una città, in una nazione, o in tutto il mondo.
Nella nostra lingua la parola utopìa descrive qualcosa ricco di valore, che però non trova riscontro nella realtà, e si fa uso di questa parola per sottolineare un'astrazione irrealizzabile. Altre volte – ed entrambe le interpretazioni rispettano la lingua italiana – il termine indica il pensiero e la forza positiva che può orientare una società in direzione di un cambiamento positivo.
In fin dei conti, sta ad ognuno credere a ciò che è realizzabile o irrealizzabile.
La storia e le esperienze individuali ci insegnano che non tutti sogni riescono ad essere concretizzati, ma che certamente il modo più sicuro per non riuscirci è quello di smettere di sognare.
La realtà è che ogni progresso umano, materiale o spirituale, è stato il risultato di forme di pensiero che inizialmente apparivano utopiche.

Così, anche se pensare ad una sola famiglia umana è certamente utopico nella nostra epoca, scegliere quale significato attribuire a questo termine dipende da ognuno di noi. Partendo da chi abbiamo vicino, per arrivare a qualsiasi persona incontriamo, accettare gli altri come parte di un'unica famiglia, è sicuramente la più calda, profonda ed elevata, fra tutte le utopìe.
Personalmente preferisco l'ingenuità e la semplicità di coloro che credono in questo genere di utopia, piuttosto che il grigio disincanto di persone che cessano di credere nella possibilità di un mondo migliore solo perché realizzarlo sembra impossibile.

Molti anni fa un uomo a me caro disse che in questo mondo di impossibile esiste solo l’impossibile e che tutto dipende da ciò in cui crediamo.
Io penso invece che esistano davvero cose impossibili, ma che il modo più straordinario di vivere sia quello di agire sempre sulla base del desiderio più elevato e profondo che abbiamo, disinteressandoci di quali siano le percentuali di successo per la sua realizzazione.
In fin dei conti, credere in qualcosa e muoversi per un futuro migliore, non è un atto contabile, ma un fatto di passione.

Questo post è per augurare a tutti di passare questo periodo di avvicinamento al Natale nel migliore e più sereno possibile dei modi. Qualche abbraccio in più e qualche spietato giudizio in meno, ricordando di tanto in tanto che se ancora non esiste una sola e unica famiglia, non significa che sia un traguardo impossibile da realizzare, perché il mondo in cui viviamo è costruito da ognuno di noi.

Di Andrea Di Terlizzi

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