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Pubblicato da in Meditazione ·
Tags: meditazioneconsapevolezza



La via che conduce alla meditazione parte dalla nostra capacità di restare immobili e in silenzio.
Cosa difficilissima per la maggior parte delle persone.
Ma è difficile anche imparare a suonare il pianoforte. Eppure molti iniziano, specialmente in giovane età.
Perché così pochi si incamminano verso la meditazione?
Perché non si capisce dove porta. Mentre si capisce cosa vuol dire saper suonare o meno il pianoforte.
Una persona che medita sta immobile in silenzio… Cosa sta facendo? (…e se semplicemente dormisse ??☺)
Come si può riassumere in poche parole dove porta la meditazione?
In realtà si potrebbe dire: porta ALTROVE.
Mah ovviamente non ha alcun significato logico.
Cosa potremmo dire ad una persona che ci chiede cosa sia la meditazione? Certo potremmo parlare di interiorizzazione e di spiritualità, ma sono argomenti molto difficili da capire, a meno che la persona non abbia già fatto un percorso di studio e approfondimento. Potremmo al contrario farle alcune domande: Ami scoprire cose nuove? Ami trovarti di fronte ad un territorio inesplorato e camminare senza una strada asfaltata? Ami andare dove non c’è una segnaletica sicura e certa?
La tecniche meditative conducono a scoprire territori nuovi.. ma al nostro interno. Un nuovo modo di gestire la mente. Ma poiché tutto ciò che chiamiamo vita passa attraverso l’interpretazione della nostra mente. Non è cosa da poco accedere ad una nuova mente.
Da dove si può iniziare a spiegare una tecnica meditativa?
Dal corpo: stare fermi in una posizione comoda. Per chi non è avvezzo alle posizioni yogiche.. la posizione classica di siddhasana può risultare un po’ ostica.
Ma a dire il vero, vedo che molti si adattano velocemente anche senza un percorso yoga alle spalle.
Iniziare a restare fermi con il corpo, questo è già un ottimo risultato.
Nel mentre passiamo ad osservare il respiro naturale. Se si vuole utilizzare tecniche di pranayama c’è bisogno di un insegnante che vi inizi a tali tecniche. Il fai da te in questo caso è vivamente sconsigliato.
Immobili, attenti al respiro, concentrati proviamo a lasciar cadere ogni pensiero, convinzione, opinione, aspettativa. Ricordi, progetti, preoccupazioni, speranze, tutto deve essere lasciato andare.
Fino al cessare di ogni attività della mente. Questo è uno stato a cui non siamo avvezzi anche perché non ci hanno educati.
E' a questo punto, già di per sé straordinario, che diventa possibile accedere alla meditazione…l’esperire di “consapevolezza pura”.
Per giungere a questa realizzazione, abbiamo bisogno di un vero e proprio training, un allenamento del corpo e della mente. Come in ogni cosa. D'altronde anche imparare a suonare il pianoforte richiede allenamento e disciplina. Anche diventare un grande chef, o un grande atleta.
All’inizio, può risultare difficile, anche la sola immobilità fisica. Abitualmente, vengono consigliate posizioni ben precise, come dicevo, quella più diffusa è siddhasana, molto confortevole, che consente di avere una base stabile con la schiena ben diritta e può essere mantenuta a lungo.
In caso di impossibilità ad assumere siddhasana, ci si può accomodare semplicemente su una sedia, avendo cura, di mantenere la colonna vertebrale ben eretta.
Tuttavia all'inizio, è molto frequente, che la posizione che sembrava così comoda, diventa insopportabile dopo solo 10 minuti.
Imparare a restare immobili, è un grande lavoro su se stessi e produce effetti non tanto sul corpo, ma sulle nostre reazioni emotive e sui nostri pensieri.
Infatti, quando la posizione diventa faticosa, iniziamo a sentire un prepotente bisogno di alzarci, accompagnato da mille dubbi sull’utilità della pratica che stiamo facendo e altrettanti idee allettanti su dove vorremmo essere in quel momento, sicuramente…da un’altra parte a fare altro.
E’ proprio in questi frangenti, che scopriamo di possedere capacità di controllo veramente inaspettate, e in genere si riesce a resistere alle fluttuazioni emotive e mentali per molti minuti, prima di cedere ai movimenti.
Tuttavia ho parlato di training, di allenamento, di progressione, infatti, io consiglio, a chi inizia la pratica della meditazione, di bilanciare lo sforzo con il rilassamento per cui, quando la posizione diventa troppo gravosa, è corretto cambiarla - distendendo una gamba o rilassando un po’ la schiena per qualche minuto - per poi tornare a riassumerla correttamente, appena possibile.
Bisogna imparare a gestire la tensione…osservando quali sono i nostri limiti e le nostre capacità. E’ solo con l’andar del tempo che riusciremo a restare immobili sempre più a lungo. E’ auspicabile arrivare ad almeno 30 minuti di immobilità. Questo training avrà incrementerà la nostra stabilità emotiva e psichica..durante la pratica della meditazione e nella vita di tutti i giorni…per questo spero che molte persone inizino questo percorso al più presto.

Di Antonella Spotti- Arte della Consapevolezza



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