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PROMETEO BLOG - Sforzo e serenità - di Giuseppe Merlicco

PROMETEO A.S.D. A PROMOZIONE SOCIALE
Pubblicato da in Consapevolezza ·
Tags: consapevolezzaosservazione


Sforzo e serenità sono due cose differenti per natura, lo sforzo (come atto di volontà stimolato da desideri o da bisogni) riguarda un impiegare al massimo le nostre facoltà fisiche o intellettive per raggiungere un obiettivo; la serenità, invece - come la pace interiore - è una condizione emotiva indipendente dallo sforzo. Certo, si può fare un grande sforzo e…sentirsi comunque sereni o, al contrario, si può stare sdraiati oziosi sul divano ma…non sentirsi in pace.

Insomma: non sempre gli sforzi e la serenità combaciano o sono collegati tra loro. La serenità è una sorta di appagamento, momentaneo o profondo, che è chiaramente una qualità che forse non è neanche una emozione, quanto piuttosto una caratteristica profonda della Natura quando è in armonia.
Forse un breve accenno ai Guna - come sono spiegati nella Bhagavad gita e in tutti i sistemi filosofici indiani – ci può far meglio comprendere la natura dello sforzo e della serenità.
Detto molto brevemente i Guna sono tre differenti qualità di Prakriti, della Natura, che si esplicano in tutte le forme e gli esseri viventi secondo tre modalità vibratorie differenti: Tamas, Rajas e Sattva.
Il tamas è caratterizzato da vibrazioni lente, causa dell’inerzia delle pietre (o dei nostri cervelli) e dell’ottusità degli animali. Solo per dirne alcuni, il tamas è collegato all’ignoranza, alla pigrizia, all’ottusità, alla noia, alla pesantezza, all’indolenza…

Il Rajas, invece, è una qualità vibratoria più energica, collegata alla passione, all’attività frenetica, ai grandi sforzi per raggiungere obiettivi sempre più grandi e lontani…con i loro frutti di piacere e dolore.
Il sattva, invece, ha caratteristiche esclusivamente piacevoli, più luminose, armoniose, ordinate, virtuose, pacifiche…un po’ come una sinfonia di Mozart o un dipinto del Veronese: belli, pieni, opulenti, ma pacifici, armoniosi, ben strutturati senza fretta.
Ognuno dei guna, singolarmente o mischiato agli altri, determina la qualità e i moti di tutto ciò che esiste: minerali, piante, animali ed esseri umani.

Ecco, potremmo dire che i ritmi della nostra giornata sono come le onde del mare, sempre mutevoli, e noi, materialmente parlando, siamo una di quelle onde, onda tra le onde, governati, sballottati e sospinti dalla mutevolezza dei guna, finché…non realizziamo la vera natura di noi stessi e del mondo.
Per questo, in certe circostanze, può essere utile fare degli sforzi per uscire da una condizione tamasica di inerzia, ma poi, quando lo sentiamo opportuno, è bene abbandonare lo sforzo e rilassarsi, diciamo così, più in alto, nel sattva (da dove potremmo fare il salto per percepire il “governatore dei guna”, cioè il nostro vero sé) stando attenti a non scivolare di nuovo nell’ottusità e nell’inerzia del tamas. Nel sonno della coscienza.

Per chi ama “meditare” è consigliabile raggiungere il più stabilmente possibile una condizione fisica e coscienziale di tipo sattvico: mente e corpo puliti e ordinati, serenità d’animo, stabilità emotiva calma e profonda come l’oceano.
I miei primi anni di pratica yoga sono stati caratterizzati da grandi sforzi ma…da poca serenità durante la pratica. Non avevo ben capito. Pensavo che fosse importante, indispensabile, fare dei “supersforzi” per raggiungere il mio obiettivo (che era di risvegliarmi dal sonno coscienziale in cui vedevo di essere immerso).

Non per questo gli sforzi sono stati inutili, anzi, mi hanno permesso di fare progressi fisici, intellettivi e sociali, ma…per realizzare me stesso, la “vera natura”, ho finalmente compreso che devo abbandonare persino l’idea di fare sforzi, perché il Sé non va conquistato o costruito con lo sforzo, non è da qualche altra parte, c’è già: “noi siamo già ciò che siamo”. Dobbiamo solo liberarci da ciò che oscura la giusta visione.
“Oltre il velo dell’ignoranza della propria vera natura, causa di passività, identificazioni e condizionamenti, noi siamo pura coscienza, libera, beata e intelligente”, dicono i testi antichi e i Maestri che lo hanno realizzato.
Seguire l’insegnamento di un Maestro è naturalmente più sicuro ed efficace del “fai da te”, e quando ci sentiamo sereni (questo è il mio pensiero) vuol dire che stiamo andando nella direzione giusta. E questo vale anche nei nostri rapporti con gli altri e con la vita.

Compreso questo in profondità tutto diventa un paradiso di cui godere e di cui voler conoscere sempre più a fondo le caratteristiche, in una continua crescita in comprensione delle leggi che governano l’universo, ma sempre felici di allungare una mano per soccorrere qualcuno che sta annegando in mezzo ai flutti dei guna.

di Giuseppe Merlicco - Insegnante Yoga e Meditazione - Torino


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