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A.S.D. PROMETEO A PROMOZIONE SOCIALE
Pubblicato da in Yoga ·
Tags: yogaosservazione


L’inizio della pratica dello yoga può essere alquanto destabilizzante. E’ frequente, infatti, che l’emozione dominante, durante la prima lezione, sia stupore misto a rassegnazione, osservando come il sistema scheletrico e muscolare si rifiuti di collaborare e riveli limiti di elasticità e di potenza veramente imbarazzanti. Spesso non c’è neppure la scusante dell’età. Ho visto ragazzi di 20 anni che, flettendosi in avanti, a stento arrivavano a toccare le ginocchia con le mani. Nessun problema. Io invito sempre, chi pratica con me, a sorridere dei propri limiti e a mantenere la mente stabile, nella convinzione che il corpo segue la mente. E’ importante mantenere la certezza, che il corpo cambierà, fino a raggiungere la posizione perfetta, così come è incisa nella nostra mente, e continuare a praticare fiduciosi. Non ha importanza il tempo che ci vorrà a rendere il corpo in grado di assumere la posizione perfetta.
Si dice: Il viaggio è già la meta. Però alcuni ad un certo punto interrompono la loro pratica, si fermano: incontrano un problema, o accedono ad una confort zone e li rimangono parcheggiati o fagocitati.
In questo caso..siamo ancora in viaggio? Gli ottimisti direbbero…si ovviamente, ma i realisti (non i pessimisti) direbbero: no il viaggio si è concluso, almeno quello che riguarda la pratica yoga e meditazione. Perché l’idea della pratica non equivale assolutamente alla pratica vera e propria.
Vivere una vita tranquilla e rilassata, non produce cambiamento, vivere seguendo la linea di minor resistenza non produce trasformazione. La crescita si raggiunge attraverso una pratica assidua, sincera e consapevole. E’ vero che la vita ci può mettere alla prova con momenti difficili, ci costringe a cambiamenti, ma se non ci siamo preparati ad affrontarli, imparando a governare emozioni e mente, subiremo i cambiamenti, e vivremo le stesse identificazioni di tutti, con paure, bisogni e attaccamenti. Anche se c’è stato un tempo in cui abbiamo letto libri di Ricerca del Sè ed eseguito tecniche che ci insegnavano ad uscire dalle identificazioni e dalle nostre paure. Se non continuiamo a lavorare su noi stessi ci troveremo di nuovo perduti. Se non ci manteniamo svegli e consapevoli attraverso la pratica ci addormenteremo beati, finchè un giorno la vita ci sveglierà bruscamente. Quando si crea un sentiero nella foresta amazzonica, bisogna sapere dove andare e continuare a seguire il sentiero e creare uno spazio di avanzamento, altrimenti nel giro di poche ore la vegetazione avrà di nuovo la meglio e ci troveremo circondati su tutti i lati da erbe e piante, privi di orientamento, senza più neppure sapere da quale direzione siamo provenuti.
A chi si è fermato nel percorso della pratica già da qualche anno, ma sente la spinta a riprendere. Fatelo, fatelo al più presto, non lasciate che lo spiraglio che si è aperto davanti a voi si chiuda di nuovo. ..ho incontrato moltissime persone a cui è successo di interrompere. E molte che hanno ricominciato e l’energia che hanno ritrovato è stata molto superiore alla prima volta. Perché l'esperienza di queste discipline non lascia nessuno intoccato e i principi incontrati nei primi momenti di pratica continuano a lavorare all’interno fino a trovare un punto di risalita. Dobbiamo riconoscere questi segnali, queste sensazioni e vincere la pigrizia o la convinzione di non avere più tempo da dedicare alla pratica di yoga e meditazione.
C’è sempre il tempo e il modo per tornare alla pratica. Alcune mie allieve hanno trovato il modo di tornare alla pratica dopo una gravidanza, vengono dopo cena, quando il bambino o i bambini sono già a riposare, altri trovano il modo di affidare i genitori anziani che assistono assiduamente ad una badante, altri chiedono cambi di turno ai colleghi per poter frequentare i corsi regolarmente, altri arrivano alla porta della sala di pratica mentre stanno ancora discutendo al telefono problemi di lavoro. Ma ognuno di loro si organizza e alla fine entra in sala e lascia tutto fuori.
Hanno capito l’importanza di preservare energia per dedicarsi a se stessi, per ascoltarsi, per ricaricarsi. Lo Yoga e la Meditazione offrono molto più di uno strumento di rigenerazione, ma è vero che la prima sensazione che danno è di benessere. Chiunque, per quanto poco abbia praticato ha sperimentato al termine di ogni sessione sensazioni insolite rispetto al quotidiano. Più calma, più concentrazione, più equilibrio. Magari ci si sente così dopo una settimana di vacanza, ma ottenere lo stesso risultato in un’ora è decisamente un privilegio.
Non attendiamo il momento ottimale per ricominciare a praticare, cerchiamo di praticare yoga e meditazione anche nel ritmo confuso della vita. Non si tratta di rubare del tempo ai nostri doveri, ma fare saggio uso del tempo.

Di Antonella Spotti - Arte della Consapevolezza


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