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PROMETEO BLOG - La colonna vertebrale e lo yoga - di Giuseppe Merlicco

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Pubblicato da in Yoga ·
Tags: yogaosservazione



Nel parlare della colonna vertebrale possiamo esordire affermando che “l’essere umano non sarebbe quello che è se venisse privato di tutte le specificità della spina dorsale”.
Vero e proprio capolavoro di ingegneristica strutturale e funzionale della natura, la colonna vertebrale ha svolto, e svolge tutt’ora, un ruolo di primaria importanza nell’evoluzione della specie umana.
Per dirla con le parole di Leslie Kaminoff (in Yoga Anatomy): “La colonna vertebrale umana è un chiaro esempio di ingegnosità della natura. Da un punto di vista ingegneristico la struttura umana presenta la base d’appoggio più piccola, il centro di gravità più alto e il cervello più pesante in rapporto al peso corporeo…Unico vero bipede, l’uomo è anche la creatura meno stabile dal punto di vista meccanico (a questo pone rimedio la combinazione di plasticità, adattabilità e forza della colonna vertebrale)…
Il corpo umano in generale, e la colonna vertebrale in particolare, è una straordinaria combinazione di rigidità e plasticità…l’equilibrio tra le forze di sthira (fermo, duro, solido, compatto, duraturo, forte, permanente) e sukha (spazio buono, piacevole) all’interno del corpo si riferiscono a un principio chiamato ‘equilibrio intrinseco’: un sostegno profondo che può essere scoperto tramite lo yoga…
Secondo i principi dello yoga…i cambiamenti più profondi si verificano quando le forze che ostacolano il cambiamento diminuiscono…
Lo sforzo muscolare inconscio che compiamo per contrastare costantemente la forza di gravità richiede molta energia. Di conseguenza, quando questo sforzo cessa, la sensazione è quella di un’energia che si libera. E’ facile pertanto definire l’equilibrio intrinseco come una fonte di energia, proprio per la profonda sensazione di vitalità che lo contraddistingue.
Insomma lo yoga ci aiuta a liberare l’energia potenziale dello scheletro assiale individuando ed allentando lo sforzo muscolare estraneo che ostacola le forze più interne e profonde…”.
Mi rendo ben conto che ciò che abbiamo detto fin qui è poco, e può far pensare allo yoga esclusivamente come a “una sorta di terapia per il corpo”, ma lo yoga è ben altro e va molto oltre ogni umana immaginazione.
A questo riguardo riprenderei l’affermazione: “le forze più interne e più profonde” e la considererei dal punto di vista dell’energia vitale (energia = forza vitale).
Ogni processo vitale richiede un tot di energia per essere espletato: muoversi e agire, provare emozioni e pensare sono tutte funzioni che necessitano di buon “carburante”. Anche le funzioni istintive, come la digestione, il battito cardiaco, la rigenerazione cellulare e altre, necessitano di un certo quantitativo di energia (anche se minimo), ma se l’energia a disposizione è insufficiente alcune di queste funzioni ne possono pagare le conseguenze (un chiaro esempio lo rappresenta il bruciore di stomaco come conseguenza di ansia e di stress emotivo).
L’attenzione alla non dispersione energetica è quindi fondamentale per vivere al meglio delle proprie potenzialità.
Ma cosa ci fa disperdere energia?
Lunghi studi e osservazioni effettuate in campo medico-scientifico e psicologico hanno individuato nelle cosiddette “emozioni negative” e in un funzionamento disarmonico della mente, un fattore chiave alla base di molta dispersione energetica (e di molti disturbi fisici).
Ma un altro fattore di estrema importanza è individuabile (come fa notare Kaminoff) nello spreco di energia muscolare: poiché i muscoli necessitano di energia per funzionare, ogni muscolo contratto inutilmente toglie energia al funzionamento generale della “macchina umana”. Ciò vuol dire che se impieghiamo più forza del necessario per pigiare sulla tastiera di un computer, o per reggere una forchetta o una penna, se abbiamo sempre i muscoli trapezi o i pugni contratti noi stiamo sprecando energia preziosa.
E qui torniamo alla colonna vertebrale e all’equilibrio intrinseco: anche ogni postura scorretta (e inconsapevole) determina un surplus di lavoro da parte dei muscoli interessati, surplus che invisibilmente altera il nostro funzionamento armonico.
Questo è uno dei motivi (ma non l’unico) della meticolosa attenzione che lo yoga pone sulla colonna vertebrale.
La colonna vertebrale è, per noi esseri umani, l’axis mundi, un asse centrale sì elastico ma che, proprio perché flessibile, per via dei ritmi spesso disarmonici della nostra vita sociale e lavorativa, rischia di perdere le sue naturali curvature, diventando troppo rigida o, al contrario, eccessivamente cedevole.
Ecco che il lavoro con le asana, il pranayama e i bandha si rivela estremamente utile anche da questo punto di vista, non solo perché elasticizza e rinforza la spina dorsale e le strutture ad essa connesse (compresa quella cardiaca e respiratoria), ma anche perché ci aiuta a mantenere l’attenzione su di essa.
Il mantenere l’attenzione per un tempo sufficientemente lungo alle sensazioni interne è utile anche per prendere consapevolezza di eventuali disarmonie interne e di molti altri fattori che causano inutili tensioni nelle strutture muscolari più profonde.
E qui subentra l’arte del rilassamento…ma questa è un’altra storia.

Di Giuseppe Merlicco - Insegnante Yoga e Meditazione Prometeo- Torino


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