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PROMETEO BLOG - Prana e Apana - di Giuseppe Merlicco

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Pubblicato da in Yoga ·
Tags: yogaprana


Secondo la fisiologia yogica il corpo umano è vivificato da una energia sottile denominata Prana. Il termine ‘prana’ deriva dalla radice sanscrita pra-an (respirare, inalare) e sta appunto ad indicare il soffio vitale che anima e vivifica il corpo.
Una volta inalato, il Prana, secondo antichi testi di yoga, modifica il proprio stato e si scompone in diversi tipi di soffi, detti vayu, ognuno con una propria funzione specifica.
I testi affermano l’esistenza di molti tipi di vaju, i principali dei quali sono prana, apana, samana, udana e vyana.
Tra questi i piu’ importanti sono prana e apana. Si dice che prana sia il soffio ascendente e che sia preposto anche al respiro e alla deglutizione, ed abbia come sua sede il cuore; apana, invece, risiede nell’ano, e’ il soffio discendente ed ha, tra le altre, come funzione quella di eliminare i rifiuti dal corpo. Dalle loro rispettive sedi i soffi vitali circolano nel corpo attraverso una serie di canali energetici denominati ‘nadi’ che, simili alle ramificazioni di un albero, fanno fluire l’energia vitale in modo pervasivo fin nei piu’ infinitesimali recessi del corpo.
Ma le spiegazioni sulle funzioni del Prana non si esauriscono certo qui, anzi. Il Prana, in effetti, e’ un grande mistero: è soffio vitale che pervade il mondo intero e non riguarda esclusivamente le funzioni grossolane del corpo, ma estende la sua influenza anche alle funzioni emotive e intellettive.
Respirare non riguarda solo l’ambito fisico, ma va preso in considerazione anche lo scambio energetico tra ogni singola forma animata con la piu’ grande ‘forma’ universale che ci contiene.
Da questo punto di vista le numerose tecniche di pranayama che fanno parte dei processi yogici non hanno la sola finalita’ di migliorare o conservare uno stato di salute ottimale, ma anche di essere usate come mezzo di indagine volto al raggiungimento di una consapevolezza sempre piu’ profonda del mistero dell’esistenza.
Non per nulla quel grande essere che fu Buddha Shakyamuni, indicò nell’anapanasati la contemplazione consapevole delle tre fasi del respiro, inalazione, ritenzione ed espirazione, come miglior punto di partenza per ulteriori pratiche meditative.
Tutte le spiegazioni teoriche che al riguardo possono essere date sulle tecniche, lasciano il tempo che trovano quando devono prendere in considerazione il valore profondo di cio’ che si sperimenta. Respirare è un processo interamente soggettivo, del quale se ne puo’ fare esperienza, ma non si puo’ trasferire ad altri il contenuto dell’esperienza.
Cosi’ prana e apana, grazie a tecniche date dalla guida, possono essere un ‘ponte’ ascendente e discendente che travalica la grossolanita’ del corpo fisico, ma questo èqualcosa che non puo’ essere descritto a parole.

Di Giuseppe Merlicco - Insegnante Yoga e Meditazione Prometo - Torino

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