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PROMETEO BLOG - Punto di svolta al femminile - di Andrea Di Terlizzi

A.S.D. PROMETEO A PROMOZIONE SOCIALE
Pubblicato da in Consapevolezza ·
Tags: consapevolezzaosservazione



Ogni periodo storico ha i suoi punti di svolta, non realizzando i quali conflitti le tensioni crescono fino ad un obbligo di cambiamento. Prima si comprende, prima si ristabilisce un equilibrio. Teoricamente è possibile un processo evolutivo con pochi conflitti, ma la storia sino ad oggi ci ha mostrato l’umana propensione a proseguire per la strada già percorsa, fino a che il cambiamento non risulta imposto in modo traumatico.

Equilibrio.
È questa la parola chiave per questa epoca. Equilibrio tra forme di pensiero, tra religioni diverse, equilibrio economico tra povertà e ricchezza (che non vuol dire spogliare i ricchi), tra il giusto utilizzo delle risorse naturali e lo sfruttamento indiscriminato del pianeta, equilibrio tra i regni di natura (spezzato dall’uomo), equilibrio tra i poteri costituiti, equilibrio tra yin e Yang; e quest’ultima citazione sui poli opposti è tutt’altro che una semplice nota New Age. È un fatto concreto con risvolti pratici che possono fare la differenza.

Prima di proseguire, desidero aprire uno spaccato sul concetto di polarità opposte, presente in tutti i regni della natura e simboleggiato dal cerchio del Tai chi (non la disciplina, ma il simbolo cinese). Ogni cosa è retta dai principi di Yin e Yang e la rottura del loro equilibrio determina l’inizio di un processo che porta alla disarmonia e – nell’essere umano – alla malattia.
La cultura umana difatti è malata, profondamente malata; e lo è da secoli e secoli.
Questa malattia deriva da un profondo squilibrio tra l’archetipo femminile e quello maschile.
ARCHETIPO e non necessariamente uomo e donna, in quanto i principi femminili e quelli maschili possono essere espressi da entrambi i sessi.

È però storicamente evidente e non sufficientemente considerato il fatto che su tutto il pianeta viviamo da secoli una completa egemonia maschile. Quando affermo che questo fatto non è sufficientemente considerato, intendo dire che – anche se si parla da molto di uguaglianza tra i sessi – non ritengo si sia compreso che la donna (come entità umana) rappresenta un archetipo universale e non semplicemente un aspetto della vita sociale. Questo significa che ella ha tendenze e potenziali propri a questo archetipo, i quali dovrebbero esprimersi nella vita sociale influenzando leggi, economia, politica e spiritualità. E ciò dovrebbe accadere in perfetto equilibrio con gli archetipi espressi dal principio maschile, altrettanto importanti ma non superiori (o tali da poter gestire in solitudine la storia e l’evoluzione umana).

Personalmente ritengo che la natura della donna sia poco conosciuta. Per secoli le donne hanno reagito e non agito. Sottomesse e condizionate fin da piccole da una visione maschile (non illuminata) hanno enunciato tutta una serie di qualità che non possono definirla, in quanto basate principalmente su di una strategia reattiva nei confronti dell’egemonia e dell’aggressività maschile. Non hanno espresso ciò che rappresentano, ma si sono semplicemente adattate (lotte sociali incluse).
Le qualità delle donne sono sempre descritte e osservate da una società maschile.
L’uomo ha raccontato la donna per secoli (dal suo punto di vista), e anche quando una donna racconta se stessa, fino a che punto è pienamente consapevole di quali sarebbero le sue qualità se fosse nata e cresciuta in un mondo in cui Yin e Yang si fossero espressi equilibratamente?

Lo ripeto ancora perché è un fatto importante: femminile e maschile sono archetipi che rappresentano leggi e tendenze, e il fatto che siano proporzionalmente espressi dall’uomo e dalla donna (in modo ancora limitato, come limitata e in sviluppo è l’evoluzione umana) non significa assolutamente che la donna non possa realizzare ed esprimere le qualità maschili, o l’uomo quelle femminili.
È mia opinione che in questa società le donne dovrebbero cercare di alzare maggiormente la voce senza imitare le qualità maschili (per farsi strada), così come dovrebbero evitare la tendenza la gineceo femminile il quale, per altro, è troppo spesso un raduno al femminile dove le donne propongono senza nemmeno rendersene conto alcuni aspetti dell’immagine che gli uomini hanno di loro, o l’esatto opposto per reazione (ma opposto del maschile non significa necessariamente femminile).

La cosa più importante non è il sesso di un individuo, quanto i principi che i poli opposti simboleggiano. Sono questi che vanno compresi e applicati per riportare l’equilibrio.
La politica, le religioni, l’economia, i rapporti sociali, sono tutti basati su tendenze maschili di livello alquanto basso: aggressività, imposizione, propensione esclusiva al razionalismo (molto relativo), tendenza eccessiva a dare più valore all’azione che ai sentimenti e agli ideali, scarsa capacità di accettare la sofferenza e rincorsa alla posizione di capo branco.
Fino a che ogni persona, donna o uomo che sia, continuerà a scodinzolare dietro a questi aspetti per ottenere privilegi e accettazione, continueranno ad esistere guerre, sopraffazioni, ingiustizie, stupri e ottusità religiosa.
Questa non è un’apologia del principio femminile, perché un mondo senza qualità maschili sarebbe altrettanto squilibrato (con differenti e non sperimentati eccessi). Ma resta il fatto che nella nostra cultura ciò che manca è una presenza femminile veramente libera e autorevole.

Una delle caratteristiche presenti nella natura umana maschile è la tendenza a leggere la vita in termini di protezione-aggressione. La creazione-protezione di confini psicologici e materiali e la conseguente predisposizione a considerare la vita come una continua battaglia, porta anche al costante tentativo (quasi sempre frustrato) di sentirsi all’altezza della situazione. La paura e l’assenza di fiducia prodycono una rigidità che genera conflitto anche dove non ne esisterebbe la necessità.
Il maschio umano ha la tendenza a comandare e controllare, più che ad armonizzarsi con le forze in campo. Ha scarse capacità di adattabilità e scarsa sopportazione del dolore. Da questo punto di vista le donne hanno certamente una marcia in più.
Nella cultura maschile il mondo è visto prevalentemente in termini di vittoria o sconfitta, con uno sviluppo psicologico di frustrazione quando le sconfitte superano le vittorie. Frustrazione che porta frequentemente a maggiore aggressività.
La sconfitta invece non esiste.
La vita è un susseguirsi di energie in movimento che proprio come le onde del mare ci portano verso l’alto e verso il basso. La via è imparare ad armonizzarsi con esse, come accade nel surf, e non la propensione continua al contrasto per la supremazia col desiderio di vittoria.

È importante sviluppare maggiore fiducia negli altri, proprio per consentire loro di portare alla luce le migliori qualità. Questo non significa essere gonzi o ingenui, ma comprendere che siamo stati educati in maniera squilibrata, con una prevalenza di aspetti maschili su quelli femminili, che la donna ha subìto in un certo modo e l’uomo in maniera diversa.
Il peso è grande per entrambi i sessi e questo squilibrio si rivela nei conflitti e nelle tensioni mondiali.
Dio è maschio. Il governo è maschio. La forza è maschia. La ragione è maschia.
Sono un cumulo di sciocchezze e falsità che vibrano di riflesso perfino in molte persone di elevata cultura e intelligenza.
Su questo pianeta un eterno giorno o un eterna notte ci farebbero impazzire.
Cogliamo il piacere di riflesso al dolore e la bellezza perché esiste la bruttezza.
Non è la perfezione la meta da inseguire, ma un equilibrio tra poli opposti.
Parlarne soltanto fa molto “figo”, ma non produce nessun cambiamento.

Giordano Bruno si è espresso in questo modo: “Quale ingenuità chiedere al potere di riformare il potere”. Grande verità. Da secoli viviamo nel potere maschile (che nella sua limitata espressione ha rallentato anche lo sviluppo delle qualità maschili più nobili ed elevate). È inutile aspettarsi da chi vive di questo una vera riforma. Essa può avvenire solo da una maggiore propensione all’azione – nel pensiero, nelle parole e nei fatti – da parte di chi sente e comprende la necessità di questo mai raggiunto equilibrio (in se stesso e nel mondo).

Il mondo che conosciamo è un luogo violento.
Non è negando tale fatto che lo si può cambiare.
Non è il pacifismo a oltranza che può generare cambiamento.
Saper combattere nella vita, è fondamentale.
Quello che dobbiamo imparare, è scoprire quante e quali paure creano costantemente il bisogno di confrontarsi in modo rigido, esclusivista, ottuso e aggressivo.
Non è la debolezza di chi non sa difendersi che ci serve, ma la forza per combattere quei limiti che portano al bisogno di conflitto e sopraffazione.
Saper combattere va bene; vivere di costante conflitto è una malattia.
Non essere ingenui va bene; vivere di sfiducia continua è una malattia.
Creare una famiglia e costruire una casa va bene; temere tutti coloro che sono fuori dal nostro recinto è una malattia.
Enunciare la qualità penetrante dell’espressione maschile va bene; trasformarla in volontà si sopraffazione e violenza, è una malattia.
Trovare in se stessi l’equilibrio tra maschile e femminile è la cura.
Portare in società rispetto ed equilibri di potere è la cura.
Avere il coraggio e la lucidità per notare che molto spesso si enunciano delle verità ma si agisce in contrasto con esse per mancanza di questo equilibrio, è la via.
Esiste un solo modo per cessare una lotta di secoli: abbandonare la volontà di predominio e iniziare un percorso di condivisione nel rispetto delle differenze e delle qualità fra persone, religioni, pensieri filosofici, razze, sesso e posizioni sociali.

Alcune pratiche orientali e alcuni messaggi (frammenti) provenienti da filosofie e religioni potrebbero contribuire a generare nell’individuo – maschio o femmina che sia – un equilibrio dei poli opposti.
Non è per niente facile. Per questa ragione io auspico un crescendo di presenza femminile nelle aree sociali dove è possibile produrre cambiamenti e – soprattutto – auspico che le donne smettano di acquisire le qualità maschili per ottenere posizioni di rilievo. In parte sono costrette a farlo, ma sarebbe fantastico che in questo percorso non dimenticassero prima di tutto (e mai) ciò che sono state costrette a subire, per non riprodurlo a loro volta attraverso schemi che ancora una volta finirebbero per conclamare la predominanza sociale di un pensiero maschile non ancora consapevole e illuminato.
Abbiamo bisogno di una cura per questo mondo.

Abbiamo bisogno che si sviluppino e si diffondano le qualità della Madre (al di sopra di tutte le riduttive visioni che il pensiero maschile ha spesso attribuito a questo termine).
Di padri, ne abbiamo avuti già fin troppi.
A partire dal dio creato dal pensiero umano.

Di Andrea Di Terlizzi




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