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PROMETEO BLOG - Cogito ergo sum ? - di Andrea Lazzari

PROMETEO A.S.D. A PROMOZIONE SOCIALE
Pubblicato da in Consapevolezza ·
Tags: consapevolezzaosservazione


Ricordo la frustrazione delle prime volte che mi sono seduto in meditazione. Non riuscivo a smettere di pensare. E più pensavo più mi rimproveravo perché non avrei dovuto farlo.

Facevo un pensiero e mi dicevo:”ecco, stai di nuovo pensando” e mentre pensavo questo, mi dicevo “non è possibile, stai pensando che stai pensando” e così via. Mi rendevo conto di riuscire a pensare in “multitasking”, per usare un termine moderno, e avrei potuto “accatastare” pensieri indipendenti uno sull’altro. Una volta li contai e arrivai a 12 ma fu sufficiente per rendermi conto che avrei potuto continuare all’infinito .
Poi una “illuminazione”: potevo anche pensare multitasking, ma “chi” si accorgeva che stava avvenendo, non era uno di quei pensieri.

“Accorgersi” non era un pensiero, o almeno, non ancora. Il pensiero nasceva subito dopo essermi “accorto”.
In quel momento ho realizzato su cosa avrei dovuto canalizzare la mia attenzione. Il pensiero è solo l’effetto di qualcosa che era avvenuto poco prima e non il contrario.

Quello che da quel momento è diventata la mia pratica di meditazione è cercare di “restare” in quello stato di vigile attesa che qualche pensiero si formi spontaneamente solo per accorgermi della sua nascita.
Appena mi accorgo di un pensiero, questo svanisce se lo lascio andare, ma prende corpo se me ne interesso e allora finisco per “caderci dentro”. Accorgermi di essere nel pensiero, mi permette di uscirne, ma subito dopo mi rendo conto di aver “perso” qualcosa, come se mi fossi addormentato, assentato per qualche istante dal presente.

Tramite la continua pratica, si sviluppa la capacità di restare in quello stato di perenne osservazione anche durante lo svolgimento delle normali attività quotidiane. Si possono osservare non solo i pensieri, ma anche le emozioni. Si può essere consapevoli di essere arrabbiati o felici, ma da “quel” punto di osservazione si è distaccati e in uno stato di assoluta calma. Non c’è coinvolgimento e si può osservare e chiedere perché una parte di me sta vivendo quella emozione mentre la posso osservare da un altro punto completamente calmo? Dov’è quella consapevolezza che sta accorgendosi di tutto questo? È in qualche parte del mio corpo? Ha una dimensione e una forma? Cos’è quella consapevolezza? Posso parlarne ancora in terza persona o “io” sono quella consapevolezza?

Essermi seduto in meditazione ha aperto un mondo. Un mondo di cose il cui effetto lo viviamo ogni giorno attraverso le nostre emozioni e le meccaniche dei nostri pensieri.
Essere consapevole di tutto questo mi spinge sempre più verso la ricerca della fonte da cui tutto questo ha origine.

Di Andrea Lazzari - Praticante Yoga e Meditazione


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