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PROMETEO BLOG - Patañjali e gli Yoga Sutra: Yama e Niyama - di Valeria Cianciolo

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Pubblicato da in Yoga ·
Tags: yogaosservazione



Ogni individuo su questo Pianeta evolve attraverso tutte le innumerevoli esperienze che la vita gli offre.
C’è chi, nel corso dell’esistenza, si perde. Si incunea in svariati tunnel dai quali può risultare difficilissimo uscire. Questi labirinti della mente indeboliscono, tolgono forza ed energia. La fiducia viene meno, si innalzano barriere che rendono vano qualsiasi tentativo di un aiuto esterno. Una mente così rinchiusa in sé stessa percepisce di continuo il mondo come avverso, e ogni passo compiuto per cercare di uscire dal baratro può rivelarsi un tragico, ulteriore, affondo nelle sabbie mobili.
Altri individui percepiscono tutte le vicissitudini della vita come un campo di esperienza; a volte oggettivamente doloroso, altre solare e luminoso. Ma, in qualsiasi caso, da tutto questo apprendono.
La maggior parte delle persone si colloca in una situazione intermedia, oscillando fra il piacere di immergersi nell’esperienza e il dolore del naufragio.
Pochi si domandano il perché di tutto. Questo “perché” può accompagnarli durante l’intero arco della loro esistenza.
“Perché esistiamo” è una domanda fondamentale che potrebbe far nascere il desiderio profondo di travalicare l’apparenza delle forme. Questa è una condizione iniziale molto interessante che spesso stimola ad aprire, nel corso della vita, qualche finestra di comprensione davvero straordinaria.
Lo Yoga certamente favorisce questo tipo di sviluppo e di apertura e può portare a stati di consapevolezza decisamente fuori dall’ordinario. La vita ne viene così radicalmente trasformata e arricchita.
E’ tutto così semplice? Come ogni processo complesso, sicuramente richiede cautela e una Guida che ben conosca tutte le difficoltà che un allievo incontra sul cammino, aiutandolo a superarle.

Si dice che anticamente Yama (raccomandazioni verso gli altri) e Niyama (raccomandazioni verso sé stessi) fossero considerati i requisiti fondamentali per poter essere accettati in una scuola di Yoga.
Questo aspetto l’ho sempre trovato un po’ nebuloso. Nel senso che, messa così, sembra che lo Yoga proceda in modo lineare, prima un passo e poi il successivo, prima Yama e Niyama, poi le Asana, il Pranayama e via a seguire, procedendo per stadi successivi verso il suo fine ultimo, denominato “Samadhi”.
Onestamente credo che questa sia la versione semplificata del cammino, ma non realistica.
Sarei più incline a vedere lo Yoga come una concatenazione di processi che vanno tutti sempre e costantemente monitorati. Il cui svolgersi è elicoidale, sicuramente in ascesa, ma pur sempre circolare.
Quando in noi avviene una trasformazione, in un certo senso diventiamo “altro”.
E reputo di primaria importanza fermarsi a più riprese per verificare onestamente (Sathya) in noi stessi quale direzione abbiamo preso in questo cambiamento. Vedo lo Yoga come un lungo cammino durante il quale niente è più costruttivo come il “ricominciare da capo” (rinascere periodicamente), verificando di volta in volta quanto siamo rimasti aderenti, nel tempo, a Yama e Niyama.
Questo richiede lealtà, umiltà, coraggio. Richiede di guardare negli occhi intensamente, quanto amorevolmente, la nostra più grande debolezza, perché questa costituisce anche la nostra più grande fonte di dispersione. E di accoglierla come la maggiore occasione che l’Universo ci offre per insegnarci a rimanere sempre, e in ogni caso, fedeli a noi stessi.

Di Valeria Cianciolo - Praticante Yoga e Meditazione


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