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PROMETEO BLOG - Yoga e il tempo che passa - di Antonella Spotti

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Pubblicato da in Yoga ·
Tags: yogaosservazione


Molti hanno iniziato la pratica dello yoga in giovane età, sperimentando un’elasticità del corpo davvero straordinaria. Le articolazioni erano sciolte e le posture erano “ardite”, c’era la forza per stare in posizione senza alcun problema.
Molti poi, per motivi diversi hanno smesso, i più comuni sono famiglia e lavoro.
Magari a distanza di molti anni queste stesse persone si sono ritrovate a praticare di nuovo. Improvvisamente un giorno è nata l’esigenza di tornare allo yoga.
Qualcosa è ovviamente cambiato.
Il corpo non è più sciolto ed elastico, non “collabora” più come prima.
Un po’ deludente e frustrante. Ma è in realtà un ottimo momento. Perché ..è un nuovo inizio.

Si tratta di riprendere “per mano” il nostro corpo con la maturità che abbiamo acquisito e cambiare approccio. Meno fisico, più mentale, più raffinato.
Praticare Yoga è tornare a sentire il nostro corpo, amarlo attraverso l’ascolto , sentire le tracce della nostra vita nel corpo. I dolori, le paure, le sconfitte hanno lasciato dei segni e li avvertiamo spesso quando assumiamo quelle asana che erano così”facili” in gioventu’.
Questa strana sensazione che proviamo, di memoria di come eravamo, insieme alla difficoltà che sperimentiamo dovuta alla rigidità di alcune parti del nostro corpo, ci aiuta a entrare in intimità con noi stessi, come se ripercorressimo le tappe più importanti della nostra vita, cristallizzate nelle fibre del nostro corpo.
Questo processo di “ripresa” è una benedizione. Si tratta solo di riprendere il controllo del nostro corpo, con cautela, con sensibilità e con amore.
Ogni ciclo di asana per la legge della psicosomatica, mette in moto il corpo e ci fa ripercorrere un poco la nostra storia proprio attraverso l’ascolto e il paziente scioglimento di vecchie tensioni.
Quanti blocchi sentiamo, anche nel respiro.
Man mano che entriamo nella pratica, con il passare dei mesi, torneremo ad una particolare intimità con gesti e posture che in giovane età vivevamo in modo magari più “leggero”, più easy. Li vivremo in modo più sentito, “più consapevole”.
Il passare del tempo e la maturità conseguita ci consente di capire meglio cosa sia lo yoga e quale straordinario strumento abbiamo a disposizione per entrare più in ascolto di noi stessi.
Anche se non siamo ancora in grado di toccare la vetta dello yoga – Il samadhi -, anche se la nostra capacità di meditare è ancora di pochi minuti, la pratica è comunque un’emancipazione dalla meccanicità della vita in generale.
E' comunque una grande conquista ed è una porta continuamente aperta verso la consapevolezza.

Di Antonella Spotti – Arte della Consapevolezza


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