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PROMETEO BLOG - L'importanza di allenare l'attenzione - di Giuseppe Merlicco

PROMETEO A.S.D. A PROMOZIONE SOCIALE
Pubblicato da in Osservazione ·
Tags: osservazioneconsapevolezza


Il segreto della felicita’ risiede nell’attenzione.

Forse ci sembrera’ strana o esagerata questa affermazione ma se riflettiamo sul significato della parola “attenzione” e sul suo effetto pratico, potremo forse capire meglio cosa implichi l’essere attenti.

Etimologicamente ‘attenzione’ significa ‘volgere l’animo’ o ‘applicare la mente’ a qualcosa, a un compito. Sia che si tratti di un lavoro, di un hobby o di uno scambio affettivo, piu’ siamo attenti ai dettagli migliore sara’ il risultato.

Se proviamo ad andare indietro con la memoria ad eventi che ci hanno causato dolore, o a nostre azioni e parole che hanno generato dolore negli altri, molto probabilmente vi troveremo alla base la mancanza della giusta attenzione. Se abbiamo avuto un insuccesso economico, affettivo o lavorativo, con molta probabilita’ la causa la troveremo nell’insufficienza di attenzione che vi abbiamo dedicato.

Essere attenti e’ essere in unita’.

Al contrario, essere disattenti, essere ‘distratti’, come specifica la particella ‘dis’ e’ non essere in unita’, non essere presenti con la totalita’ di noi stessi a cio’ che stiamo facendo nel momento presente.

Immaginiamo quanti disastri potrebbero avvenire se un chirurgo, un pilota di formula 1 o un responsabile della torre di controllo di un aereoporto si distraessero durante l’esercizio delle loro funzioni. Ma, in effetti, qualunque lavoro o compito svolto con attenzione offre risultati migliori, risultati che appagano maggiormente sia chi svolge un lavoro che chi riceve il servizio.

Per non parlare della cura del corpo, della salute o dell’attenzione alle emozioni che proviamo durante l’interazione con gli altri o della cura che mettiamo nelle parole che usiamo.

L’attenzione e’ strettamente collegata alla consapevolezza e alla sensibilita’. Potremmo dire che questi tre fattori formano una unita’, una triangolazione dove l’una non puo’ esistere senza le altre due. Se siamo consapevoli vuol dire che siamo attenti e che sentiamo qualcosa come risposta.
E cosi conosciamo sempre meglio noi stessi, e impariamo l’arte di muoverci nel mondo che ci circonda.

Tutti sappiamo che senza attenzione non avremmo imparato a camminare, a tenere in mano una forchetta, a scrivere e mille altre cose che oggi facciamo facilmente.

Quello che molti non sanno, invece, e’ che esistono sistemi e discipline per allenare l’attenzione, la consapevolezza e la sensibilita’. Lo yoga, la meditazione, il tai chi chuan, le discipline marziali, l’arte della calligrafia, l’arte della spada.....sono discipline eccellenti per coltivare la capacita’ di essere attenti.

Fino a non molto tempo fa, e forse ancora oggi, molti maestri orientali davano enorme importanza all’attenzione, e il loro tirocinio per molto tempo era dedicato allo sviluppo di questa facolta’. Ad esempio, nel libro “Lo zen e il tiro con l’arco” l’autore e protagonista, racconta del suo apprendistato in Giappone nell’arte del kyudo, il tiro con l’arco giapponese, e racconta di come il suo maestro per molti mesi lo abbia fatto esercitare esclusivamente sul raggiungere la corretta postura fisica concentrato nel ventre, nello hara, sul come impugnare l’arco e sul come tendere la corda respirando in un certo modo, senza permettegli di lanciare neanche una freccia.

Certo, quel tipo di apprendistato e’ poco adatto alla nostra mentalita’ occidentale (anche se forse e’ cio’ di cui abbiamo piu’ bisogno), e lo stesso autore del libro, Herrighel, racconta come arrivo’ quasi alla disperazione per la ‘lentezza’ con la quale faceva progressi. Poi, quando scopri’ di aver raggiunto la giusta centratura, riconobbe e ammise l’efficacia di quel sistema. Allora inizio’ a tirare con l’arco con una eleganza e naturalezza per lui impensabili.

L’attenzione e’ strettamente collegata anche al fattore energetico: quando l‘attenzione e’ focalizzata su un compito la nostra energia non ha dispersioni, al contrario, piu’ e’ debole l’attenzione maggiore e’ la dispersione energetica.

Anche lo yoga e la meditazione si fondono sull’arte paziente di coltivare il corpo e la mente, mantenendoli allineati sul filo dell’attenzione, consapevolezza e sensibilita’.

Ma perche’ lo sviluppo dell’attenzione, nello yoga, dovrebbe condurre al piacere?
Perche’ lo yoga ci permette di prendere sempre piu’ consapevolezza del corpo, del nostro mondo emotivo e di quello intellettivo, con tutte le loro sfumature.
La pratica ci fa prendere direttamente coscienza delle cause che ci procurano disarmonia e problematiche di ogni genere.

Allo stesso tempo, questa antica e meravigliosa Via, ci offre la possibilita’ di sviluppare la volonta’ e l’intelligenza necessaria al corretto discernimento tra cio’ che e’ benefico e armonioso e cio’ che non lo e’.

Il sistema yogico e’ anche strutturato per condurre il praticante a percepire sempre meglio i moti interiori e le leggi che governano la nostra esistenza, permettendoci cosi di usarle al meglio, per il nostro e l’altrui beneficio.

Inoltre la pratica regolare dello yoga e della meditazione ci portano ad affinare sempre piu’ la sensibilita’, fino a ‘recuperare’ la percezione diretta di un senso di pace profondo ‘innato’, che non dipende da cause e condizioni esterne.

Il praticante impara cosi a distinguere sempre meglio la differenza tra piaceri sensoriali e pace interiore e, senza dover rinunciare a nulla (se non a cio’ che genera dolore) vive sempre piu’ una vita piena e appagante.

Di Giuseppe Merlicco - Insegnante Yoga e Meditazione Prometeo - Torino


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