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PROMETEO BLOG - Guardando una montagna ... di Andrea Di Terlizzi

PROMETEO A.S.D. A PROMOZIONE SOCIALE
Pubblicato da in Osservazione ·
Tags: osservazioneconsapevolezza



Guardando una montagna, ma guardandola davvero e non distrattamente, si rimane colpiti dal maestoso senso di stabilità che essa esprime. Nelle rocce, antiche di milioni di anni, è incisa la memoria di tutto ciò che dinanzi alla pietra è passato: specie che si sono evolute e poi estinte, guerre, terremoti, segreti a noi ignoti ed eventi persi nelle più lontane memorie di popolazioni scomparse.
Le grandi catene montuoso sembrano rammentare, come un silenzioso monito, che perfino nella materia più densa esiste qualcosa che rimane fermo e osserva, che registra cambiamenti e rivoluzioni, rimanendo sempre identico a se stesso, voce silente di un Non Tempo che permea tutto e di cui l’essere umano non si accorge, agitandosi come una formica in uno spazio di cui poco comprende e meno ancora sa.

Eppure, quel Non Tempo, una immenso archivio di sapere, vibra anche tra le pareti di casa nostra, sospeso tra un muro e l’altro, tra un bicchiere e una bottiglia posti sul tavolo. Sussurra nel fruscio della pioggia in un temporale estivo e nello spazio dilatato che si può cogliere quando gli uccelli dialogano fra loro.

La poderosa e immensa immobilità delle grandi montagne è presente ovunque, perfino nelle creazioni umane, in una cattedrale momentaneamente abbandonata dal superficiale rumore dei turisti, o anche solo nei muri di un moderno edificio, quando l’ora del giorno vede le persone abbandonare le strade.

Il fatto più evidente – che però sembra il più difficile da accettare – è che piaceri e dolori derivano in gran parte dalla nostra percezione della realtà, la quale ci spinge verso un certo genere di comportamenti, piuttosto che verso altri. In altre parole, è la nostra idea della vita, del mondo e di noi stessi, che condiziona profondamente il nostro modo di esistere e la nostra “realtà”.

L’essere umano è intossicato dalle emozioni e dal pensiero. Provare emozioni e pensare continuamente sono una forma di dipendenza da cui è difficile liberarsi. L’incessante ricerca di emozioni per sentirsi vivi e il continuo lavorio mentale per affermare e nutrire l’immagine di sé, impediscono di accedere ad uno stato di percettività tramite cui è possibile cogliere quello spazio a-temporale in cui può essere intuita una realtà alternativa a quella conosciuta. Una realtà che – pur esistendo da prima della nascita di ogni processo e movimento – è ancora presente in tutti i processi e in ogni movimento.

Non esistono politiche, ideologie o filosofie, capaci di portare ad un reale e stabile cambiamento individuale e sociale, perché sono gli esseri umani a produrle. Solo cambiando dall’interno la natura umana, tutto il resto può fiorire. E questo cambiamento, può partire solo da una scelta individuale.

Di Andrea Di Terlizzi


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