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PROMETEO BLOG - Riconoscere la nobile verità: l'origine della sofferenza umana - di Alessandra Chiarini

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Pubblicato da in Consapevolezza ·
Tags: consapevolezzaosservazione



La comprensione della sofferenza trova le sue radici profonde nella visione buddista priva di dogmi e slegata dalle religioni. La neonata infatti dell'ultimo secolo deve riconoscere e ritrovare sempre più la matrice buddista per essere più autentica, efficace,utile.
Si deve avvalere di meno interpretazioni e spogliarsi di sovrastrutture.
La sofferenza psicoemotiva che riscontriamo ogni giorno è parte della vita stessa e dell'essere umano.
Cosa è realmente la sofferenza e da dove origina?
Sia la sofferenza patologica (depressione, ansia, dipendenze, somatizzazioni,disagi alimentari..)sia la sofferenza quotidiana e comune a tutti noi (insoddisfazione, senso di stress, percezione di alienazione, sfiducia in sé e negli altri, intolleranze, egoismi, invidia e gelosia, paura e rabbia, esaltazioni fanatiche, sogni a occhi aperti, aspettative deluse....) sono tutte manifestazioni soltanto di intensità diversa,della stessa visione parziale che ognuno di noi ha della realtà.
Sofferenza non è dolore fine a se stesso ma occasione per cogliere che il malessere è condizionato totalmente da schemi mentali e da copioni educativi errati e illusori.
Cosa intendiamo per sofferenza condizionata?
In natura oggettivamente nulla è eterno e tutto è ciclico e soggetto a nascita, crescita, espansione massima, progressivo invecchiamento e morte.
Soltanto l'essere umano giudica nefasto, cattivo, sfortunato, ingiusto, o ancora una condanna l'evento della morte, inteso non solo come lutto ma anche come perdita o fine di una relazione, mancata realizzazione di un sogno, di un progetto, la fine di un periodo di vita, la conclusione di un viaggio, la conclusione di una festa, la fine di un buon caffè....
Accorgersi della soggettività di questa visione è complesso perchè è condivisa dall'intera società, dal Matrix, tuttavia è una presa di coscienza indispensabile per incamminarsi in un percorso di vita in cui anziché eliminare il dolore o compensarlo, lo riconosciamo e accogliamo come una parte di noi.
L'origine del dolore è una nobile verità e va colta pienamente! Quale è?
Iniziare a osservare la sperimentazione continua e quotidiana di un attaccamento a un oggetto di desiderio (persona, partner, genitore,figlio, lavoro, potere, soldi, cibo, ideali, sesso.....)
Trascorriamo l'intera vita da un attaccamento all'altro, da un innamoramento all'altro, da una identificazione all'altra. E ogni volta che l'oggetto del desiderio se ne va stiamo male, soffriamo.
Sperimentiamo dunque un vissuto di mancanza, di incompletezza, di perdita di se stessi e di un reale senso dell'esistenza....
Il punto quindi non è il desiderio o il piacere ma l'avidità e l'attaccamento a essi.
E quanto maggiormente è forte quell'attaccamento tanto più sarà la percezione di sofferenza.
È una condizione universale. È un istinto compulsivo di sopravvivenza.
È possibile dunque che finisca la sofferenza? Possiamo liberarci dalla sofferenza?
SI!!!!
E' possibile progressivamente lasciare questa sofferenza meccanica, inconsapevole e condizionata, a piccoli passi, proporzionalmente a questa presa di consapevolezza di attaccamenti quotidiani. Cogliere questi processi meccanici richiede di allentare il giudizio rigido di giusto e sbagliato e di porsi con curiosità e apertura verso se stessi, con maggiore autoironia e stupore, con un approccio meno scolastico e più simile a un ricercatore che esplora terreni sconosciuti.
E' necessario un accompagnamento e addestramento per procedere in questa ricerca e la psicologia unita allo yoga può apportare una differente e più armonica percezione e sperimentazione di sè, delle relazioni, delle leggi che governano il micro e il macrocosmo, senza rinunciare ai piaceri della vita.
Lo yoga può aiutare la persona a qualsiasi età, se seguita da un insegnate preparato, ad acquisire progressivamente una consapevolezza sul corpo, sulla postura, sul respiro, che diventa una presenza forte nel “qui ed ora”.
Questa presenza a se stessi è uno strumento indispensabile per rompere le meccaniche che ci tengono intrappolati nel soffrire.
Le persone che ho seguito sono state capaci di vincere la pigrizia, o il timore di non riuscire o di sentirsi inadeguate, e hanno poi trovato nell’unire la pratica yoga ad un percorso psicologico di conoscenza di se stessi, un grande giovamento.
Un piccolo sforzo in cambio di un grande benessere.
La gabbia della sofferenza meccanica, del bozzolo stretto della crisalide, se viene colta profondamente, può trasformarsi in una grande Possibilità di libertà dall'attaccamento, per godere della vita istante dopo istante con più gioia e leggerezza, nel battito di ali di una farfalla meravigliosa.


Dott. Alessandra Chiarini - Psicologia clinica - Bologna


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