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PROMETEO BLOG - Quale yoga ? - di Valeria Cianciolo

PROMETEO A.S.D. A PROMOZIONE SOCIALE
Pubblicato da in Yoga ·
Tags: yogaosservazione


L’esistenza tutta, nel suo oscillare tra piacere, dolore e rari momenti di calma piatta, è una continua esperienza sensoriale.
Le società moderne sono state molto addomesticate. Il che naturalmente è un bene, sotto un certo punto di vista, perché ci hanno reso la vita più confortevole.
Eppure, tutto il benessere materiale non è riuscito a portare, nel cuore delle persone, maggiore gioia, o capacità espressiva, o propensione a godere della bellezza. Si rimane aggrappati ad una inquietudine tutta interiore che aumenta man mano che scorre l’incessante fluire del tempo.
Alcuni ritengono che un’esistenza resa più comoda, più agevole, inibisca lo spazio dell’esperienza; in altre parole ci si “addormenta”, e questo sonno della coscienza accresce l‘angoscia esistenziale.
Altri sostengono che la causa di vite divenute tiepide e pavide sia da attribuire al materialismo esasperato peculiare alla nostra epoca.
Sicuramente entrambi gli aspetti hanno un loro peso specifico ma c’è dell’altro, qualcosa di più subdolo e sottile: il controllo che le nostre società esercitano sugli individui.
Il metodo più efficace per ottenerlo è quello di infondere nelle persone l’idea di ciò che devono essere, pena il senso di colpa.
Non mi riferisco a come dobbiamo interagire: è indubbio che le regole sociali siano indispensabili per una convivenza civile, ma a come dobbiamo sentire, percepire, interpretare.
Qualunque sia il tipo di attitudine che ci caratterizza (sia essa prettamente materialista o creativa o spirituale), troveremo un “contenitore” che la asseconda e, in questo “contenitore”, ci verrà richiesto di uniformarci. Qualsiasi voce fuori dal coro dovrà scegliere un altro contenitore oppure, la solitudine.
Il timore di “essere sbagliati” inibisce qualsiasi possibilità di esperire pienamente questa vita. Se una rosa avesse una mente e un ego, e la convincessimo che il fiore più bello è il narciso, la rosa smetterebbe di schiudersi.
Il leitmotiv degli ambienti esoterici è che il senso della vita consiste nello scoprire “chi siamo veramente”, ovvero scoprire l’essenza più profonda di noi stessi, epurata da tutto ciò che (educazione, religione, traumi e cadute) ha contribuito a costruire la nostra personalità. È una visione molto bella e vera ma, per essere sviluppata, deve trovare un terreno fertile.
Fertile nel senso di armonico.
Come possiamo ritrovarci (ma, soprattutto, riconoscerci) nel caos dei sensi di colpa, della frustrazione e della sensazione di non essere adeguati? Come possiamo ritrovarci nel caos di un “contenitore” che elogia la rivalità piuttosto che la collaborazione?
Il mondo dello yoga non fa eccezione. C’è uno yoga per tutti. Lo yoga da salotto. Lo yoga ginnico. Lo yoga “che rilassa”. Lo yoga devozionale. Ci sono scuole di yoga indiane, europee, americane.
Ogni scuola è un contenitore che sviluppa all’interno una sua “verità” alla quale è necessario aderirvi per sentirsi accettati, e per essere considerati “elevati”.
I conoscitori di questa disciplina ammetteranno che qualcosa non quadra.
Se è vero, come credo, che lo Yoga sia un linguaggio universale, ecco che tutte queste scomposizioni non possono che lasciare aperte molte perplessità.
Per fare un paragone, anche la matematica è un linguaggio universale, e naturalmente per comunicare attraverso le formule è necessario impararle. È necessario quindi che qualcuno ce le insegni.
Ma è indubbio che i più grandi matematici e fisici del Pianeta abbiano collaborato fra loro. Si sono anche scontrati, per visioni spesso divergenti, ma il fine ultimo era sinergico. La collaborazione è indispensabile se si vuole procedere verso lo sviluppo dell’umanità.
E, non basta la collaborazione fra le menti più argute, o geniali. Il contributo deve essere universale:
ogni singolo individuo di questo meraviglioso “organismo vivente” che è l’umanità tutta, dovrebbe potersi aprire agli altri offrendo il suo personale e unico contributo, il suo “frammento di verità”.
Lo Yoga ha in sé un potenziale enorme, è un percorso interiore che demolisce le costruzioni mentali, i pregiudizi, i preconcetti … e dissolve i veli.
Mi piace paragonarlo alla matematica perché l’effetto di un asana o di un pranayama è oggettivo quanto il risultato di una equazione di secondo grado.
Ma per recuperare l’espressione di sé, del vero sé, è indispensabile coniugare alla pratica la facoltà di esprimersi.
Altrimenti, sarebbe come impedire a un bambino di scrivere poesie fino a quando non avrà raggiunto le vette di Leopardi.
E qui si pongono due quesiti: quel bambino potrà mai raggiungere quelle vette se non attraverso l’esperienza dello scrivere? E poi, avete mai letto le poesie dei bambini? A volte contengono più verità di interi tomi linguisticamente impeccabili ma privi di un cuore pulsante, di vitalità, di fantasia, di audacia.
Avviciniamoci dunque ad uno Yoga che non fa promesse ma che concretamente veicoli la nostra facoltà di esprimerci e poi di osservare, onestamente, le nostre modalità espressive… perché dicono tanto di noi.
Ci raccontano le nostre paure, le nostre abilità, le nostre storie. E solo osservando e vedendo tutto questo potremo progredire, trasformare, andare oltre, rinascere.

Di Valeria Cianciolo - Praticante Yoga e Meditazione


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