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PROMETEO BLOG - La Luce della consapevolezza - di Giuseppe Merlicco

PROMETEO A.S.D. A PROMOZIONE SOCIALE
Pubblicato da in Consapevolezza ·
Tags: consapevolezzaosservazione


Immaginiamo di esserci appena addentrati in una vasta foresta, in una notte senza luna.
Poi immaginiamo di muoverci cauti, attenti a ogni passo, a ogni gesto, aiutati dalla sola luce di una torcia elettrica che illumina fiocamente solo piccoli scorci della foresta.
E ora immaginiamo di decidere di spegnere la torcia. Possiamo rimanere in piedi, immobili, oppure sederci, o continuare a camminare con molta attenzione. Non importa. Quel che importa è che abbiamo fatto un gran passo, e se il terrore dell’ignoto non ci assale – portandoci a riaccendere la torcia e fuggire a gambe levate – scopriremo pian piano tutto un mondo nuovo da esplorare.
Mentre prima eravamo focalizzati solo sulle poche cose che la nostra piccola torcia riusciva a illuminare ora, dopo il buio iniziale, si accenderà una ben più vasta luce che ci permetterà di percepire in modo sferico e più espanso il meraviglioso mondo della foresta.
Probabilmente, al buio, il nostro udito si farà più acuto, più attento. Forse inizieremo a udire lievi fruscii, versi di uccelli notturni…i suoni della foresta, insomma.
E pian piano, se accetteremo fino in fondo di essere lì da soli, al buio, senza altro scopo che immergerci in quel mondo magico, cominceremo a sentirci più in unità con la foresta e i suoi abitanti notturni. E sentiremo crescere un senso di pace, di calma e di fiducia in noi stessi.
Ma crescerà anche il livello di circospezione, di attenzione…perché non si sa mai: è bene essere rilassati e fiduciosi, ma sempre vigili.
Ecco, io penso che la luce della consapevolezza funzioni così, che “essere in meditazione” funzioni così.
Allenarsi a dirigere la nostra concentrazione per tempi più o meno lunghi, io credo, può avere diverse modalità di azione, tutte fondate sulla luce della consapevolezza e sul sentire.
Possiamo decidere di concentrarci, torcia in mano (la luce della consapevolezza), su un unico particolare, osservandolo attentamente e a lungo, senza pre-giudizio, senza l’interferenza del pensiero e delle emozioni, ma sentendo cosa ci trasmette a un livello più profondo.
Possiamo spostare la torcia su qualunque soggetto, e focalizzare la nostra consapevolezza silenziosa su tutto ciò che ci aggrada, come dei testimoni che non sanno a priori cosa vedranno e che non giudicheranno ciò che andranno a vedere: non è affar nostro giudicare la foresta.
Oppure possiamo decidere di spegnere la torcia, non focalizzarci più su qualcosa in particolare e, semplicemente, farci attraversare in modo sferico dalla totalità di ciò che la nostra consapevolezza e il nostro sentire riescono a cogliere.
Un ultimo step meditativo - e il più importante dal punto di vista del “perché si medita” -, è quello di fare un’ultima aggiunta di focalizzazione: anziché concentrarci solo su ciò che entra nel nostro campo percettivo cominceremo a “sentire” anche noi stessi. Ora la nostra attenzione si sposta continuamente dall’oggetto al soggetto percettivo.
E qui si apre un altro viaggio della consapevolezza che, partendo da ciò che c’è di più immediato da percepire (il nostro corpo), man mano ascende sempre più nel sottile, esplorando il respiro, le sensazioni, le emozioni, i pensieri.
Finché giungerà il momento in cui sentiremo di esserci espansi e, come in una dissolvenza, tutte le barriere tra il dentro e il fuori si mostreranno in tutta la loro illusoria consistenza, e affiorerà una sensazione di spazialità, lasciando la coscienza nuda.

Di Giuseppe Merlicco – Insegnante Yoga e Meditazione Prometo - Torino

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