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PROMETEO ASSOCIAZIONE CULTURALE A PROMOZIONE SOCIALE
Pubblicato da in Yoga ·
Tags: yogaosservazione

C'è qualcosa di importante da comprendere alla base della pratica yoga, qualcosa che viene prima di qualsiasi tecnica: la qualità del praticante, l'etica su cui basa la sua vita.
Il suo modo d entrare in contatto con se stesso e con gli altri.
Alcuni valori sono indissociabili da una vera pratica yoga.
Infatti lo yoga va ben oltre l'esecuzione di asana o di tecniche di pranayama.
Serve cuore e passione, capacità di apertura e di contatto, serve coraggio e sincerità.
È importante che il praticante yoga abbia una personalità equilibrata, positiva, propositiva e di apertura nei confronti della vita e del mondo.
Non a caso negli 8 stadi di Patanjali i primi due sono costituiti da yama e niyama.
Sono le fondamenta su cui si costruisce tutto il resto.

Il termine Yama viene tradotto come astensioni e Niyama come osservanze.

Questa terminologia ha un sapore un po' morale, un po’ come se fossero dei “comandamenti”, qualcosa di condizionante.
Invece dobbiamo pensare a una visione laica dello Yoga e a questi valori come a principi etici che sono nel DNA dell’essere umani.
Sono valori trasversali indipendenti da uno specifico credo religioso, infatti Yama e Niyama creano una base etica che se fosse applicata renderebbe la società di questo pianeta ..meravigliosa.

Il primo valore in assoluto che dovrebbe essere rispettato, perché è causa di molto dolore e sofferenza è costituito dall’astenersi dalla violenza. Qualunque tipo di violenza.
Non nuocere.

Dentro ciascuno c'è un serbatoio di rabbia e insoddisfazione accumulato negli anni, un serbatoio più o meno profondo che va gestito in modo saggio perché è in grado di procurare molti danni. Danno a se stessi, per esempio favorendo alla lunga l’insorgenza di malattie, oppure danno agli altri attraverso comportamenti aggressivi e fuori controllo.

Non è facile gestire questa energia che ribolle dentro, non è facile governare ciò che ci spinge a pensieri o a atti violenti. Ma bisogna imparare a farlo.

Ci sono tante sfumature della violenza.
Non tutte sono conclamate e aggressive, alcune sono più subdole e invisibili.
Anche pensar male, omettere un aiuto quando invece si potrebbe soccorrere facilmente, anche questa è violenza; la ripicca, la vendetta servita fredda è violenza.
Maledire e augurare sventure a persone che riteniamo ci abbiano fatto del male è violenza.
Ma anche non amare se stessi e giudicarsi è una forma di violenza. Non aver cura di se stessi, mangiare troppo o troppo poco, non rispettare i segnali di malessere che il nostro corpo ci invia è una forma di violenza.

Dovremmo osservarci con molta cura e cambiare tutto ciò che contiene atteggiamenti violenti nel nostro comportamento e nelle nostre parole.

La violenza è una energia emotiva mal diretta che fa danni, e può essere espressa anche nel modo di chiudere l’armadietto della cucina. Se lo chiudiamo con un calcio…

La violenza nasce dalla non visione di cosa sia la vita, dall’ignoranza del motivo per cui siamo incarnati, dall’ignoranza di cosa significhi essere umani.
Man mano che cresciamo in consapevolezza la violenza verrà sostituita non tanto da uno stato di passiva pacificazione ed armonia beata, ma piuttosto da una capacità di reazione ponderata, lucida e proporzionale alla situazione.

La capacità di reagire in modo equilibrato, di pensare in modo saggio ci consentirà di non generare sofferenza, non solo, impareremo ad arginare ciò che di violento osserviamo formarsi attorno a noi tra le persone, nell’ambiente, saremo capaci di contenerlo, se non proprio di dissolverlo.

È importante anche non essere indifferenti.

Di Antonella Spotti


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