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PROMETEO BLOG - Guardare in profondità - di Giuseppe Merlicco

PROMETEO A.S.D. A PROMOZIONE SOCIALE
Pubblicato da in Osservazione ·
Tags: osservazioneconsapevolezza



Sarà capitato a tutti sentir dire: “Quella è una persona profonda”, ma su cosa abbiamo basato la nostra valutazione?
Forse siamo stati colpiti da una frase azzeccata, detta al momento opportuno e col giusto tono di voce, e solo per questo ci siamo fatti l’idea che quella persona sia “profonda”. Ma le parole non ci fanno entrare in profondità, anche quando sono ben espresse.
Cos’è allora la profondità di un essere umano? la si può esplorare? e fino a che punto è visibile dall’esterno?
Certo, le parole dicono molto (a chi sa ascoltare), ma da qui a pensare di “vedere” in profondità la differenza è veramente enorme. E se non conosciamo in profondità non corriamo il rischio di essere superficiali nelle nostre valutazioni?
Ma quando un uomo o una donna sono profondi? e quanto possono esserlo? e fino a che punto possono spingersi?
Normalmente si dice che un uomo o donna sono profondi quando hanno molto vissuto, amato, sofferto, viaggiato, letto, riflettuto…quando riescono a vedere oltre l’apparenza.
Ma questo non è tutto, ciò che fa veramente la differenza, che fa diventare più profondi, è la “comprensione” delle esperienze fatte, è l’averle fatte proprie.
A ben pensarci è la “presa di coscienza” di un qualunque aspetto della vita (o di noi stessi) che ci trasforma, che ci fa crescere come persona e apre nuovi spazi dentro di noi, illuminandoci dall’interno e facendoci scoprire nuove sfumature, nuovi aspetti di noi e dell’esistenza.
Da qui l’importanza del vivere aperti alla vita, stando svegli il più possibile. La comprensione non arriva ripetendo abitudinariamente gli stessi gesti, dormendo o muovendosi come sonnambuli, né la si conquista avendo paura di fare nuove esperienze. Muoversi coscientemente e liberamente, invece, crea l’opportunità di viaggiare più in profondità. Ma essere svegli e liberi è tutt’altro che facile, occorre un certo sforzo per essere desti, per non adagiarsi in superficie vivendo una vita piatta fatta di gesti meccanici e abitudinari.
Perché la vita, quella vera, non è un quadro piatto, statico, bidimensionale, da osservare da fuori. E credo che la vita non sia neanche un puzzle da comporre, un puzzle che una volta finito ci mostra l’immagine finale.
La vita, al contrario, è uno strano quadro “multidimensionale” sempre in movimento e trasformazione, fatto di tante sfumature da esplorare e scoprire con meraviglia, affinando la propria sensibilità all’ascolto e all’osservazione. E così all’infinito, perché “il viaggio è la vita”.
Se osserviamo la superficie del mare, per quanto spaziamo con lo sguardo non ne vedremo che l’aspetto superficiale, ma tuffandoci e immergendoci ne scopriremo la profondità. E il limite saremo noi a stabilirlo: questione di coraggio e spirito di avventura, di curiosità, e di non fermarsi mai.
Lo stesso possiamo dire del cielo (o dei cieli interiori?), guardandolo da un punto qualsiasi non ne vedremo che l’aspetto superficiale: solo volando ne esploreremo la profondità. E più in alto andremo più ne sentiremo la profondità. Perciò è il movimento che ci fa vivere la profondità.
Allo stesso modo, come si può esplorare la “profondità” di un altro essere umano? Per quanto possiamo amare, toccare, osservare e ascoltare un’altra persona, la profondità di tutto ciò che quella “coscienza individuale” ha visto, ascoltato, sperimentato e compreso, resterà sempre un mistero per noi. Non riusciremo mai a guardare in un tutte le pieghe della sua anima né a sapere come vede l’esistenza.
Però molto si può “sentire”. Molto si può capire. Questione di apertura, di sensibilità, di accoglienza, e non fermarsi mai a un’opinione definitiva (anzi, meglio non averne).
Da qui l’importanza di sviluppare una mente meditativa, una mente silenziosa, aperta, attenta, accogliente, disponibile all’ascolto e all’osservazione. Una mente disponibile a “farsi attraversare”.
L’addestramento meditativo vissuto nel quotidiano non è astrazione dalla realtà, ma immersione totale nell’osservazione attenta di tutto ciò che riusciamo a “cogliere con i nostri sensi, sentire col nostro cuore e capire con la nostra mente”.
Si dice che la Meditazione sfocia nell’Amore, perché meditare è “viaggiare sempre più in profondità” nei vasti spazi dell’esistenza, dentro e fuori di noi. Meditare è abbracciare tutto.
L’addestramento meditativo fa crescere in noi la consapevolezza dell’unità di tutto ciò che esiste. In meditazione ogni cosa e forma di vita è percepita in uno “spazio”, un “qualcosa di vivo” che tutto abbraccia e compenetra. Col tempo si arriva a realizzare che non esiste un dentro e un fuori, ma solo tanti “campi” energetici che si trasformano, fluiscono e si mischiano tra loro modificandosi e generando nuove forme.
Ma questo non è tutto, c’è anche da considerare l’aspetto “coscienza”: è la coscienza che da un senso profondo a tutto. Di certo non siamo solo “cloud atlas”, nuvole fluttuanti, campi energetici. Non siamo solo combinazioni biochimiche, vita organica alla deriva in un mare in tempesta. Il pensiero, le emozioni, i sentimenti e la coscienza sono ancora “territorio vergine” che aspetta un intrepido Indiana Jones per essere riscoperto.
Guardare in profondità si può, con la Meditazione, a noi la scelta se avventurarci consapevolmente nelle vaste profondità dell’esistenza o continuare a muoverci solo in superficie.

Di Giuseppe Merlicco - Insegnante Yoga e Meditazione - Torino


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